Dischaunt
4 Dicembre Dic 2011 2030 04 dicembre 2011

I wish you were beer: musica e birra, un binomio vincente

Nel 1997, quando dominavano le classifiche di mezzo mondo con la loro hit Mmmbop, gli Hanson non avevano neanche raggiunto la legal drinking age prevista dalla legge dell'Oklahoma, lo stato dove sono nati e cresciuti. Altro che eccessi da rockstar, i tre fratellini del pop - al tempo di 12, 14 e 17 anni - dovevano "accontentarsi" di tour mondiali da succo di frutta e Coca Cola. Forse proprio a causa di quelle privazioni giovanili, Clarke, Jordan e Zachary hanno deciso oggi di prendersi la rivincita, annunciando la messa in commercio di una propria marca di birra. Che si chiamerà, guarda caso, Mmmhop e invaderà gli scaffali dei market americani dal 2012. Per tutti gli intenditori del genere, la Mmmhop sarà una indian pale ale, "birra piuttosto alcolica e luppolata, tradizionalmente prodotta con malti, luppoli e lieviti inglesi".

Evidentemente stava diventando difficile vivere di rendita con i vecchi successi, visto il tracollo economico dell'impero Hanson negli ultimi anni. Da qui la decisione di buttarsi nell'imprenditoria. Curioso: una soluzione liquida per un problema di liquidità. «Vogliamo che i nostri fan possano avere un'esperienza più ampia del prodotto Hanson», ha detto settimana scorsa Zac, il batterista. «Ma sono certo che continueremo a fare dischi, sono essenziali in quello che facciamo». Dire che la musica è «essenziale» in «quello che facciamo» significa stabilire il primato del marketing sul resto. Macché dischi e concerti, quello che conta è vendere qualche lattina in più.

La cosa preoccupante è che la decisione degli Hanson non è un caso isolato. Anzi, entrare nel mercato delle bevande alcoliche sembra ormai diventata una moda. Gli Elbow (foto sotto), una delle più conosciute rock band inglesi, ha annunciato qualche mese fa il lancio di “Rocket Boys!”, una golden ale dal nome ispirato al titolo del loro ultimo disco, "Build a Rocket Boys!". Guy Garvey e soci si dicono «orgogliosi sostenitori della vera birra inglese».

Stesso percorso per i redivivi Kiss di Gene Simmons and Paul Stanley, che oltre a una birra - la Kiss Destroyer, disponibile in lattina e bottiglia - vendono il Kiss Zin Fire, vino rosso da 13,5% prodotto con uve della California. Qui c'è addirittura un sito apposito, Kissrockdrinks.com. In home page gli stessi Kiss ci invitano a «brindare per il rock'n'roll» con «le bevande più hot del mondo». No, non è uno scherzo. All'appello dei musicisti-birrai non poteva mancare Kid Rock, icona trash statunitense celebre più per il suo personaggio, a metà tra un redneck e un autoproclamato re del rock, che per la sua musica. La Badass American Beer è la sua birra, «prodotta in Michigan e spillata in America», come racconta lui stesso in questo imperdibile video di presentazione del prodotto che mostra produzione, distribuzione e degustazione della birra più americana d'America.

Comunque, che sul piano del marketing l'accoppiata musica+birra fosse vincente ce n'eravamo accorti. Basti vedere quanto alcuni marchi ci hanno puntato in tempi più o meno recenti, sponsorizzando band, tour e festival. Senza spostarci oltreconfine, troviamo l'Heineken Jammin' Festival, dal 1998 uno degli eventi più attesi del rock estivo. Heineken non soltanto sponsorizza l'evento, ma ne è anche fornitore unico: il che non è il massimo, considerato che non ci si può portare da bere dall'esterno e che negli stand una piccola chiara costa 5 euro. Alcuni marchi, poi, hanno deciso di crearsi la propria birra ispirata alla musica. La Carlsberg, ad esempio, che produce la "Rock" e la "Hard rock", il cui gusto è «proprio come il buon vecchio rock: amato da molte generazioni, energetico e positivo».

Infine la pubblicità, un campo in cui i grandi marchi di birra hanno, da sempre, puntato molto sulla musica. Memorabili i vecchi ads della Guinness e della Tuborg, più simili a videoclip che a spot. In Spagna la Estrella, birra nazionale insieme a San Miguel e Cruzcampo, realizza ogni estate un cortometraggio pubblicitario accompagnato da una canzone, la quale ottiene di conseguenza una grande popolarità. Nel 2009 "Summercat" di Billie Visions and the Dancers - tra l'altro già pubblicata nel 2004 con scarso successo - per tre mesi è diventata, grazie allo spot ambientato a Formentera, una sorta di "inno nazionale" dei giovani spagnoli. Anche nelle pubblicità italiane musica e birra hanno formato un binomio vincente e durevole negli anni. Lo sa bene la Dreher, che ha riciclato una vecchia canzone di Gaber e Jannacci in uno degli spot più riusciti della storia recente.

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