Il picchio parlante
5 Dicembre Dic 2011 1251 05 dicembre 2011

C'è "Salva Italia", manca "Salva italiani"

Il malato è grave, è steso sul letto in attesa di cure efficaci che lo allontanino dal rischio di morte. Questo malato non è la prima volta che si trova steso immobile in attesa di aiuti esterni che sanino una situazione che lui stesso ha compromesso, e non ha fatto nulla per cercare di porvi rimedio in anticipo. E' successo già circa vent'anni fa, ed aveva promesso che sarebbe stata l'ultima volta, che non avrebbe chiesto più aiuto. Il medico, o se preferite "tecnico", ha risposto presente, ed è pronto ad aiutare il paziente, il Paese Italia, ma sembra -nondimeno- disposto a far morire una serie impressionante di cellule al suo interno purchè il suo compito si concluda con esito positivo.

Metafore a parte, la prima manovra del governo Monti ha visto la luce nella giornata di ieri, lasciando molti soddisfatti, altri meno, com'era lecito attendersi. Ritocchi alle pensioni, qualche piccolo taglio ai costi della politica, timidissimi tentativi di liberalizzazioni e argini all'evasione fiscale, si all'Imu anticipata e possibile si all'innalzamento dell'Iva; il costo della manovra s'aggira sui 25 miliardi. Senza dubbio è da apprezzare come sia stato fatto già qualcosa in più rispetto alle altre manovre registrate nell'anno in corso dal precedente governo. E altrettanto sicuramente, è stato disatteso chi attendeva con ansia l'avverarsi delle riforme strutturali.

Il "disciplinatissimo" (Monti dixit) consiglio dei ministri in carica, è attivo da poche settimane e non ha avuto fin qui, il tempo necessario per concentrarsi su qualcosa di più grande di una manovra d'emergenza come quella in questione. Le riforme strutturali andavano fatte dai governi precedenti, da coloro che hanno avuto tempi (2-3-5 anni) e maggioranze a disposizione per procedere con il lavoro di modernizzare questo Paese. La rivoluzione liberale più volte promessa non certamente troverà spazio sui libri di storia. Così come difficilmente troverà spazio nelle opinioni comuni degli italiani la parola "equità" o "crescita" da associare a questa manovra.

Al momento c'è molto poco di equo, ed ancora meno, se possibile, destinato a mettere le ali all'economia italiana. Solo il rigore, inteso come austerità, non aiuta a rialzare la china ad un popolo in difficoltà. Il rigore può portare ad altri licenziamenti, e di questo il ministro Passera potrebbe far lezione a molti; altri lavoratori licenziati che vanno ad aggiungersi al milione di lavoratori che negli ultimi 4 anni hanno perso il proprio lavoro o hanno cessato attività. Altri possibili licenziamenti che vanno a fare compagnia a quel 29% di disoccupazione giovanile, livello tra i più alti in Europa.

Per questa categoria di giovani e non, sopraelencata il decreto "salva Italia" può essere presentato come l'ennesima presa in giro, come un'altra manifestazione di "non curanza" dei loro problemi e dei loro interessi. Ecco perchè, forse anche loro sono desiderosi di un (fantomatico ?!) decreto "salva italiani"

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