Nel mirino
6 Dicembre Dic 2011 1730 06 dicembre 2011

Gli uccelli di Mapplethorpe non sono volgari

Cock, 1981 - ©Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Mi sembra strano utilizzare la parola uccello ma vorrei provare, mentre lo scrivo, la sensazione che può avere avuto Robert Mapplethorpe quando ha detto:

“My approach to photographing a flower is not much different than photographing a
cock, basically it’s the same thing. It’s about light and composition. It’s the same vision”.

A me sembra un po' di sfidarvi, sì perchè dire uccello, cock (=gallo, quindi un volatile) è diverso da pene, e ne sono consapevole.

Probabilmente Mapplethorpe sceglie di utilizzare questa parola così come ha scelto di fotografare determinati soggetti considerati tabù o pornografia come ribellione verso un'élite culturale un po' benpensante e lo fa con una naturalezza disarmante.

Ciò che rende davvero unico Mapplethorpe è il suo modo di fotografare quasi scientifico, clinico e distaccato qualsiasi sia il soggetto fotografato.

Il rigore formale è una costante delle immagini dell'artista, così come la purezza delle forme, e la ricerca della perfezione.

Queste caratteristiche, decontestualizzando gli oggetti, producono un effetto livellante: i fiori diventano materia sessuale, mentre si depotenzia la carica erotica dei soggetti più audaci.

Two Tulips, 1984 - ©Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

L'approccio fotografico di Mapplethorpe è quindi il medesimo che si tratti di fiori o di uccelli, l'artista utilizza la luce come uno scultore lo scalpello, è attento ai diversi pesi e alla composizione dell'immagine, il risultato è che nessun suo scatto è mai volgare, anche quando si tratta di primi piani di peni o fist fucking.

Il risultato è che ci si trova spiazzati, confusi, guardando una foto di un grosso uccello che fuoriesce da un pantalone aperto, perchè mentre una parte di noi si sente offesa, un'altra ne è attratta proprio perchè il soggetto sembrerebbe prestarsi poco a un simile trattamento fotografico.

La convivenza sullo stesso piano di una carnalità minacciosamente esplicita con la reincarnazione di un'ideale di bellezza greco romana ci provoca un cortocircuito, obbligandoci a interrogarci sui nostri confini del lecito, sui nostri limiti e tabù.

La stessa vita di Mapplethorpe è un manifesto della sua arte: omosessuale nella New York degli anni 70 e 80 fra i suoi grandi amici Andy Warhol e Patti Smith, muore di AIDS nel 1989 a soli 42 anni.

La produzione fotografica di Mapplethorpe, nonostante la prematura scomparsa, è vastissima.

Per avere una panoramica particolarmente esaustiva del suo lavoro vi consiglio di visitare da Forma a Milano fino al 9 aprile 2012 “Robert Mapplethorpe”, una mostra in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation: 178 immagini fra cui le prime polaroid di inizio anni Settanta, gli still life, i fiori, i ritratti, la serie dedicata a Lisa Lyon, i nudi maschili, gli scatti all'amica Patti Smith, i meno noti ritratti di bambini...e qualche uccello.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook