David Bidussa
Storia Minima
12 Dicembre Dic 2011 1004 12 dicembre 2011

12 dicembre, Piazza Fontana: la vergogna di un passato dimenticato

Dopo molti anni, oggi l’anniversario della bomba alla Banca dell’Agricoltura, meglio nota come “Strage di Piazza Fontana", avvenuta il 12 dicembre 1969, (evanto scomparso completamente dai giornali di stamani) torna a essere l’oggetto di discussione e di ricordo nell’aula del Consiglio Comunale di Milano.
In tutti questi anni ci eravamo dimenticati che è esistita una stagione delle bombe in Italia che ha segnato almeno un lungo quindicennio (a voler essere stretti: dal 1969 al 1984) e ha definito anche in maniera indelebile il rapporto tra cittadino e Stato.
Un rapporto basato su un’antica diffidenza e rinforzato da uno Stato che in quel lungo quindicennio non dette prova di chiarezza (a voler essere indulgenti).

Le bombe periodicamente segnarono un modo di scandire il tempo politico e anche di definire una memoria pubblica. E’ significativo, del resto, che mai come in altri casi, quel 12 dicembre a lungo assunto e vissuto come l’inizio di una possibile svolta autoritaria in Italia, molte volte abbia dato luogo a manifestazioni in memoria delle bombe, aggiungendo altri morti a quella lista di nome già consistente.
Il 12 dicembre tuttavia ha anche un altro significato. A lungo a partire dagli anni ’90, a proposito dell’Italia uscita dalla Seconda guerra mondiale, è stato detto che quella italiana è una memoria divisa, perché basata su scelte e ferite che a lungo non si rimarginarono e perché quella guerra almeno sul piano della “bassa tensione” non era finita il 25 aprile, ma si era prolungata ancora per anni.

E’ stato anche più volte affermato che quella spaccatura verticale tra due Italie non si sarebbe risanata se non a patto di raccontare e di affrontare altri nodi che per alcuni segnarono la vera svolta verso l’Italia democratica, per cui la data chiusura della dittatura fascista e dell’incerta e instabile situazione politica italiana sarebbe stata il 18 aprile 1948, con la definitiva vittoria della Democrazia cristiana e la chiusura dell’ Italia costituente ovvero con la definizione chiara di una maggioranza politica di centro e una collocazione definitiva della sinistra italiana all’opposizione.
E’ una’interpretazione delle tappe della storia italiana su cui si potrebbe riflettere al netto delle identificazioni politiche ed ideologiche e forse si potrebbe anche concordare sul fatto che con le elezioni politiche del 1948 si sancisce definitivamente un processo di transizione politica durato almeno 5 anni.

Ma è anche un fatto che quella divisione si ripropone nel 1969. Ed è oltremodo un fatto che quella spaccatura si è solo risolta con una prassi di oblio o con una tattica della sordina.
Una storia molto italiana, si potrebbe dire. E una storia che in un qualche modo ha una su appendice oggi in Consiglio comunale, nel mentre una verità giudiziaria ancora non c’è o almeno non trova le parole pubbliche per essere affermata.
Talvolta la memoria non è il racconto dell’orgoglio. E’ invece il ricordo del male. Come se il bisogno della memoria, e anche il suo disagio, si potrebbe dire, avesse origine nella mancanza di un atto e più estesamente muovesse dalla vergogna.

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