Marco Sarti
Camera con vista
12 Dicembre Dic 2011 1801 12 dicembre 2011

Concerto di Natale alla Camera. Aula piena, mancano solo i parlamentari

A Montecitorio c’è il pienone delle grandi occasioni per il concerto di Natale. Familiari dei musicisti, assistenti parlamentari in permesso, operai delle ditte che lavorano nei palazzi della Camera. Quando iniziano a suonare i bambini della JuniOrchestra e del coro delle voci bianche dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia l’emiciclo è gremito. Mancano solo i deputati. Insomma, i padroni di casa. D’altronde è lunedì pomeriggio. E la settimana lavorativa di Montecitorio - questo è noto - inizia quasi sempre il giorno dopo.

A dirla tutta qualche parlamentare c’è. Si aggira furtivo per i corridoi del Palazzo, si ferma in Transatlantico giusto il tempo di un caffè. Sono i precettati delle commissioni Bilancio e Finanze. Costretti al quarto piano, nella sala del Mappamondo, per esaminare gli emendamenti alla manovra. Pochissime le eccezioni. Si intravedono gli Udc Paolo Cirino Pomicino e Roberto Rao discutere su un divanetto. Poco distante l’ex Pd Franco Grillini chiacchiera al cellulare. Deserto il cortile, unico ambiente del Palazzo ad essere stato abbellito in occasione delle festività. Addobbo in stile austerity: attorno alla fontana fa bella mostra una piccola composizione di rami d’abete tempestata di palle bianche e rosse (ma non verdi).

Dall’alto delle tribune l’effetto dell’Aula è quasi emozionante. Al centro dell’emiciclo suonano i piccoli violinisti. Sui banchi del governo si sono sistemati i fiati. Il coro è tutto intorno lo scranno del presidente. La sala segue con attenzione e in silenzio la scena. Un inedito.

E i parlamentari? Sicuramente c’è il presidente Gianfranco Fini, che ha aperto il concerto con un breve intervento in cui ha ricordato che i giovani hanno “il legittimo e sacrosanto diritto a un futuro di progresso e libertà”. Per il resto “se ci stanno 5 o 6 deputati è grasso che cola” rivela uno dei commessi addetti all’aula (anche lui ha ricevuto l’invito, ma ha preferito andare a lavoro). Un collega annuisce. “Io non ne ho visto nemmeno uno” conferma uno dei pochissimi giornalisti che assistono allo spettacolo.

Quando l’orchestra inizia a suonare il Va’ Pensiero di Verdi il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione rimane folgorato dall’esecuzione. Il dirigente centrista si ferma a bocca aperta in Transatlantico, dove stava passeggiando. Letteralmente rapito dall’opera che la Lega ha rivisitato inno del Nord. Un’illuminazione padana? Tutt’altro: “E’ il simbolo stesso del risorgimento italiano”, mormora Buttiglione a bassa voce davanti a uno degli schermi che trasmettono lo spettacolo. Vicino a lui un collaboratore. Tutto intorno, il vuoto.

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