Congiuntura
12 Dicembre Dic 2011 1031 12 dicembre 2011

La crisi dell’euro non si risolve con i summit

Ogni volta la stessa storia. L’inutilità dei vari summit europei che si sono susseguiti nel 2011 è diventata epica. Il più celebre è quello del 21 luglio scorso, quello del nuovo patto per il salvataggio della Grecia, comprendente anche la partecipazione, rigorosamente volontaria, dei creditori privati. A sei mesi di distanza si può affermare che mai scelta fu più scellerata, specie alla luce degli ultimi stress test condotti dall’European banking authority e il repentino cambio di posizione sul tema. C’è poi stato il 26 ottobre, altra data tanto cruciale quanto inutile per le sorti dell’eurozona. Infine, il 9 dicembre. Doveva essere il Consiglio europeo in grado di risolvere la crisi sistemica della zona euro. Sarà ricordato più per il gran rifiuto del Regno Unito che per il nuovo legame fiscale dell’Ue.

La luce in fondo al tunnel della crisi dell’eurodebito non sembra vedersi. La reazione dei mercati finanziari è la prova che gli investitori hanno capito quanto è stato inutile sul piano concreto l’ultimo vertice europeo. Non solo le misure adottate, cioè il meccanismo sanzionatorio in caso di sforamento di bilancio, sono recessive, ma mai come in questi giorni l’eurozona è divisa. Da un lato la Germania, il cui approccio razionale e conservatore in questa gestione della crisi rischia di affossare anche Berlino entro pochi mesi. Dall’altro la Francia, sempre più vacillante a causa di un sistema bancario con notevoli difficoltà di funding e una spesa pubblica in aumento. In mezzo i Paesi periferici, fra cui l’Italia, che hanno adottato, chi prima e chi poi, pesanti misure di austerity che affosseranno il Pil del 2012 più di quanto già previsto dalle istituzioni economiche globali. Ai margini c’è infine il Regno Unito di David Cameron, che è caduto nella trappola di Angela Merkel.

La realtà è che il 2012 sarà ancora più duro dell’anno che si sta chiudendo. Il credit crunch bancario sta aumentando a ritmo vertiginoso e a poco serviranno le aste di liquidità a lungo termine che saranno condotte dalla Banca centrale europea. In più, la recessione di cui già ora si possono vedere i segni, unita all’austerity, morderà imprese e famiglie. In tutto questo scenario, le questioni irrisolte si accumulano. Dalla Grecia alla stabilizzazione dell’eurozona, tutto è ancora in bilico. La crisi dell’eurozona non si risolve con gli acronimi, con i fondi a leva finanziaria o con nuovi summit. Si può risolvere solo riconsiderando l’idea stessa che sta alla base dell’Unione economica e monetaria europea. Anche a costo di scelte impopolari.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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