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12 Dicembre Dic 2011 1751 12 dicembre 2011

Ma la banca che vuole Occupy Wall Street è una popolare?

Una banca popolare ma rigorosamente no profit e soprattutto completamente trasparente. Occupy Wall Street prova ad entrare nel merito della critica al Moloch finanziario mettendo nero su bianco le sue idee. E la proposta che ne viene vuori assomiglia appunto a quello che nel nostro sistema sarebbe una banca popolare.

Alphaville del Financial Times ha infatti pubblicato il documento dove il “Gruppo di lavoro sul sistema bancario alternativo” di Ows indica le linee generali della banca ideale degli indignados e l'identikit che se ne ricava è un misto di spunti, dal mutualismo alla Grameen Bank di Yunus, che val la pena sintetizzare. I valori indicati sono in tutto sette e infatti la banca deve essere:

1 Democratica

2 Accessibile

3 Stabile

4 Non profit

5 Competitiva

6 Trasparente

7 Egualitaria

Non vogliamo entrare qui nel merito di ogni singolo punto, per questo abbiamo messo il link e ognuno può leggersi la proposta che ha delle parti su cui una discussione potrebbe essere molto interessante. Semmai ci limitiamo solo ad alcuni di questi punti. Partendo dal primo dove per «democratica» si intende che «tutti i clienti possederanno la banca e avranno un uguale diritto di intervento sulla sua governance al di là della quantità di soldi versati. I dipendenti - o piuttosto i partner - potranno essere comproprietari della banca, formando una cooperativa». Sembra di sentir parlare del voto capitario delle popolari anche se si spera che per "no profit" gli indignados non intendandano quello che si intendeva alla Popolare di Milano o meglio ancora alla Popolare di Lodi. Nel documento pubblicato da Alphaville si sottolinea che «senza il bisogno di fare profitti o mantenere un alto prezzo, la banca potrebbe offrire servizi più competitivi rispetto alle banche commerciali, contribuendo così alla prossima carattestica» che è appunto la competitività.

Proprio in questo punto (il 5) si indica per la banca degli indignados un modello clearing house mentre poche righe sotto viene preso come punto di riferimento la Grameen Bank nel senso che anche la banca ideale di Ows «potrebbe operare sulla base della fiducia piuttosto che sui contratti» rendendo però in questo modo il modello clearing house di più complicata attuazione.

Insomma per i patiti dell'Ecclesiaste si tratterà di un caso di «Nihil sub sole novum», per i liberisti puri di una proposta confusa e contraddditoria, per i seguaci della finanza alternativa di un barlume di speranza. Noi ci limitiamo ad osservare che, per ora, la proposta sembra un misto di tutte e tre le cose. Ma dato il collasso concettuale dei Milton Friedman e dei Robert Nozick uno spazio si è aperto mentre fino a poco fa, anche davanti alle prove più evidenti dell'infinita insanità del tutto, ci si sentiva rispondere come il poeta Brodsky: «non importa che sia giusto o ingiusto, importa solo che funzioni». La sfida di Ows sarà proprio questa: contribuire a trovare un modello giusto che funzioni e magari evitare poi di finire vittima di un Fiorani di turno.

Twitter: @jacopobarigazzi

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