Congiuntura
17 Dicembre Dic 2011 1759 17 dicembre 2011

La Fed va ancora in aiuto dell’Europa, più o meno segretamente

Martedì scorso, 13 dicembre 2012, la Federal Reserve potrebbe essere andata in aiuto di una banca europea. Il condizionale è d’obbligo, dato che i dati relativi alle operazioni della Fed saranno rilasciati solo fra due anni, secondo la normativa dettata dal Dodd-Frank Act. Ma per ora, come spiega Zero Hedge, c’è un’evidenza. Una grossa banca, tedesca o francese in base alle indiscrezioni, ha preso in prestito 2,5 miliardi di dollari dalla Fed di New York, tramite la speciale finestra di liquidità chiamata Primary Credit Discount Window. Contestualmente, la Fed è entrata sul mercato comprando MBS (Mortgage-Backed securities, cioè titoli garantiti da prestiti ipotecari cartolarizzati) per circa 30 miliardi di dollari. Ed è possibile che questi siano stati comprati da un istituto di credito europeo, che si è così sbarazzato di questi titoli dal proprio portafoglio, come spiegano diverse fonti bancarie.

Non sarebbe la prima volta che la Fed interviene attivamente in sostegno della banche europee. Anzi. Da mesi la Fed di New York si sincera quotidianamente della situazione del mercato interbancario europeo con più accuratezza che mai. I funzionari della banca centrale americana stanno monitorando l’eurozona e le sue banche memori di quanto successo in seguito a Lehman Brothers, quando i mercati internazionali si cristallizzarono. L’intervento coordinato di Bce, Fed, Bank of England, Bank of Canada, Bank of Japan e Swiss National Bank, deciso a fine novembre, va proprio in questa direzione. Si è deciso infatti di «aumentare la capacità di garantire la liquidità necessaria per sostenere il sistema finanziario globale», tramite un taglio di 50 punti base sulle operazioni U.S. dollar overnight index swap. Si vuole evitare una nuova Lehman, questo è certo. Ma non solo.

Se la crisi dell’eurozona dovesse continuare ancora a lungo in seguito alla mancanza di decisionismo politico della Germania di Angela Merkel, i primi a esserne colpiti sarebbero gli Stati Uniti. Il segretario al Tesoro Timothy Geithner, ex numero uno della Fed di New York, lo sa perfettamente ed è per questa ragione che sta tenendo d’occhio cosa accade nel Vecchio continente. Lo fa volando in Europa per parlare coi capi di governo, lo fa controllando lo stato del mercato interbancario, lo fa chiedendo lumi anche alla Fed e al Fondo monetario internazionale. E se anche fosse intervenuta la Fed per sorreggere una banca europea, magari coordinandosi con la Bce, non bisogna stupirsi. Tempi straordinari necessitano di misure straordinarie.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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