Design Kit - Inspiration and references
23 Dicembre Dic 2011 1251 23 dicembre 2011

Il dietro le quinte della vendita 03

Siamo arrivati alla terza puntata del dietro le quinte della vendita, a testimoniaza dell’enorme lavoro progettuale che insiste su questo settore. Ecco i link agli articoli precedenti.


http://www.linkiesta.it/blogs/design-kit-inspiration-and-references/il-dietro-le-quinte-della-vendita
http://www.linkiesta.it/blogs/design-kit-inspiration-and-references/il-dietro-le-quinte-della-vendita-02

Come ti rappresenti?
Visual identity - product identity - environment identity. Le aziende di successo comunicano la loro vera personalità attraverso i prodotti offerti, i servizi correlati e le molteplici modalità di racconto.
Non dovrebbero incollare falsi valori ai prodotti perché sono aziende che hanno capito esattamente cosa vuole il proprio consumatore di riferimento, monitorando lo stile di vita e restituendo sullo scaffale il giusto prodotto.
Il brand deve veicolare i valori dell’azienda attraverso tanti "punti di contatto" con il proprio consumatore; per ottenere questo risultato il percorso è alquanto dettagliato.

Prendiamo in esame ancora una volta uno di questi “punti di contatto”, il negozio, capolinea finale di un tragitto che spesso inizia in modo virtuale per concludersi toccando con mano il prodotto. Il negozio assume qundi le vesti di un’interfaccia sensibile e unica, che deve essere in grado di contestualizzare le offerte dell’azienda che rappresenta e che a sua volta punta alla vendita conquistando la fiducia/attrattiva del potenziale acquirente.

L’offerta individuata in una pubblicità in TV, articolo di giornale, cartello, sito web, deve essere ritrovata, guardata, toccata, compresa meglio forse attraverso l’aiuto di una persona specializzata per far si che l’atto di vendita venga compiuto veramente. Quindi non è un processo semplicissimo. Ovviamente esiste sempre la casualità di una vetrina accattivante che mi induce ad entrare e acquistare qualcosa, come esiste anche il prodotto da banco che innesca l’acquisto impulsivo. Maestri indiscussi di questa arte espositiva sono i punti vendita di Autogrill.

Le forme, i colori, i materiali, le luci, la comunicazione, la disposizione delle merci, i suoni, il personale sono tutte componenti di questo puzzle che stimola l’affascinante dimensione della shopping experience.

Materiali utilizzabili
L’uso di alcuni materiali e le differenti finiture servono a rendere più intuitivo il percorso all’interno del luogo di vendita. Ogni materiale diviene un codice, il colore associato alla forma diventa facilmente riconoscibile dai consumatori/users/odience, aiutandoli nella scelta dei prodotti.

Ma per costruire una shopping experience, la strada è lunga. Una volta che l’idea progettuale ha preso forma, il resto della scommessa economica si riversa sulla realizzazione di tutto il resto.
Dalla scelta specifica di un materiale dipende il destino economico dell’investimento, delle lavorazioni e delle trasformazioni successive. Questo non è un dettaglio da poco!

Il panorama dei punti vendita è molto esteso e complesso, si va dal negozio singolo che viene progettato ad hoc con modalità semi artigianali ai negozi in serie che fanno parte di marchi nazionali o globali, questi si dividono in negozi che presentano prodotti e quelli che presentano soltanto servizi. I punti vendita in franchising sono tantissimi e hanno moltissime declinazioni, ma sicuramente due emergono in modo esteticamente preciso, da una parte abbiamo i negozi legati alla cultura della moda/lifestyle e dall’altra quelli più commerciali.
In tutti e due i casi se riprodotti in grande scala, le modalità di racconto sono similari, hanno bisogno di scenari più o meno sofisticati per creare la giusta esperienza per riuscire a vendere i propri prodotti. La produzione di queste scenografie di vendita possono avvenire attraverso tantissime modalità, tra le più usate sono l’uso delle superfici dei mobili, le luci e il loro preciso posizionamento e la comunicazione come banner, cartelli vetrina e adesivi. Tutti i negozi hanno bisogno di due livelli di comunicazione, la vetrina che è la vera interfaccia utente/prodotto e l’interno attraverso il posizionamento delle merci, i flussi di movimento, il browsing dei prodotti, la prova e l’acquisto.

Le vetrine di Selfridges Londra

Le vetrine della Rinascente Milano progettate da Aldo Cibic raccontano quanto sia importante dare valore all’estetica e al contenuto della vetrina intervenendo anche sulle parti strutturali ed architettoniche.

http://cibicpartners.com/

I supporti di vendita
Il mondo del punto vendita, dell’allestimento, degli espositori e quello fieristico sono alcuni dei settori dove i materiali deboli, trovano la loro massima espressione. Durevoli e non durevoli, sopra o sotto certi costi di produzione. Sono comunque tanti i manufatti che riempiono ogni giorno gli spazi di vendita e di esposizione. È un quotidiano questo, che ai molti appare normale, dal valore secondario e poco identificabile ma sicuramente sono lì, fisicamente, intercettabili e di bella presenza. Questi sono i display, le finte pareti, i portaoggetti, i sostegni da vetrina e gli espositori, gli oggetti fuori scala, le quinte, i free stand, i totem, i supporti, le appenderie, le piccole scenografie, le ambientazioni, gli stand, i corner shop, il campione di prova, i prototipi a pezzo unico, la miniproduzione in serie limitata, il packaging, i cartelli vetrina e molti altri ancora.

È grazie a questa dimensione effimera che il comparto dell’estetica del consumo vive e si moltiplica, dialoga con il consumatore e racconta piccole storie legate al fascino degli oggetti e allo stile di vita che rappresentano.

La produzione di questi oggetti di supporto alla vendita dipendono ovviamente dai budget che vengono messi in campo, c’è sicuramente differenza tra una finitura in legno impiallicciato da quella in laminato, dall’acrilico al vetro, dal marmo al corian, dal pavimento in gress alla superficie in vinile. Ma come tutte le cose alla fine sta nell’intelligenza del progettista e dell’azienda a decidere la traduzione più precisa per il loro discorso di Marchio. Sta nel modo in cui si accoppiano i materiali che possono essere più o meno nobili, nel loro trattamento e nelle loro texture come fattore di attrattiva. Sta nella scelta dei colori, veri codici che possono influenzare enormemente i nostri gusti. Sta nella disposizione del sistema di illuminazione estrarre i valori principali di un prodotto. Sta nella disposizione di questi supporti nello spazio. Sta nelle ambientazioni e all’attento posizionamento degli oggetti sugli espositori ad incuriosire e determinare la scelta. Sta ovviamente nelleffettivo supporto alla vendita offerto dallo staff e dalla loro capacità/maestria/attitudine nell’accompagnare l’acquirente a provare, interessarsi e comprendere un prodotto per poi acquistarlo.

Qui vi presentiamo una sequenza di immagini che visualizzano gli interni di negozi appartenenti ad una azienda Australiana dedicata alla cosmetica. Abbiamo selezionato questo esempio perché la cura dedicata ad ogni punto vendita esprime un concetto unico ma si differenzia sempre in modo ecclatante lasciando il prodotto come protagonista incorniciato da un’ambiente/allestimento perfettamente calibrato. Il prodotto rimane lo stesso ma il supporto espositivo cambia, il design interno cambia e il racconto cambia ma la coerenza del brand rimane sempre la stessa. In questo caso vogliamo evidenziare l’uso dei materiali, delle forme, delle luci come parte di un atto progettuale rivolto all’esperienza di vendita.

http://www.aesop.com/

Facciamoci belli … Mettiamoci in mostra …
Esistono tante belle pelli capaci di vestire strutture che illudono e cambiano le forme delle cose. Stiamo parlando di stampa. Si sa che la stampa è un campo complesso, ma è magica, spesso restituisce identità inaspettate.
Il settore delle Pellicole Adesive ad esempio è in grado di ricoprire e rinnovare superfici statiche ed in movimento;
caldo, freddo, umidità, pioggia, neve, grandine, le pellicole moderne non temono nulla. Di estrema flessibilità sono garantite da 5 a 20 anni. Possiedono una tavolozza creativa capace di accogliere qualsiasi stampa, di ogni colore e microforatura, con la straordinaria facoltà di ottenere un’elevata capacità di dettaglio, offrendo occasioni straordinarie e affascinanti.

Il termine contemporaneo “stickeraggio” - declinazione delle pratiche di Guerrilla Art - che proviene dalla parola sticker, adesivo, è ormai un termine di uso corrente e usato da molti per definire la pratica dell’attaccare adesivo. Questo testimonia che la pellicola adesiva è di fatto uno dei nuovi, potenti e ormai consolidati strumenti dedicato alla comunicazione. L’ADV tradizionale si sta atrofizzando come anche i supporti su cui è depositato, mentre la superficie adesiva va dove serve, trasforma tutto ciò che tocca, può essere fustellata, preparata in dima e amalgamata su superfici scultoree per inserirsi dove richiesto, è indubbiamente la pelle magica per tatuare tutto quello che si desidera a costi molto contenuti.




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