Una panchina, un libro
31 Dicembre Dic 2011 0918 31 dicembre 2011

E’ lo Stato che non ha il senso degli italiani

Andrea Molesini, Non tutti i bastardi sono di Vienna , Sellerio, 2011

Il nonno intratteneva con il mondo rapporti bonari, ma non perdonava a “quell’azzeccagarbugli di Orlando” di aver concesso ai combattenti una polizza sulla vita a partire dal primo gennaio del ’18. “Così i ragazzi che hanno fermato von Below e Boroevic, sul Grappa e sul Piave…quelli alla famiglie non lasciano nemmeno un sacchetto di ceci…e poi si dice che gli italiani non hanno il senso dello Stato! Ma è lo Stato che non ha il senso degli italiani”. (p.197-198)


Per fortuna che a Torino c’è “Il negozio del libro in prestito” ( vedi il mio post) perché questo libro, peraltro vincitore del Campiello di quest’anno, mi sarebbe sfuggito se la gentile proprietaria non mi avesse invitato a leggerlo. Ambientato durante la prima guerra mondiale a Refrontolo, un paesino a ridosso del Piave, è è più romanzo "di formazione” che storico, in cui l’io narrante, Paolo, diciassettenne , nel corso di una stagione di fame, sangue e paura, passa dall’adolescenza all’età adulta.


Orfano dei genitori, Paolo appartiene a una famiglia di proprietari terrieri, gli Spada, la cui bella villa viene requisita dall’esercito austro-ungarico dopo la disfatta di Caporetto. Il peso dell’occupazione si abbatte soprattutto sulla misera popolazione contadina con violenze, rapine e stupri, mentre, per una tacita intesa “di classe” , gli ufficiali austriaci risparmiano ai proprietari tanto orrore ingiustificato. Eppure gli obblighi di ospitalità nei confronti del nemico sono difficili da sopportare. Ben presto gli Spada, grazie soprattutto all’intraprendenza di nonna Nancy, trasformano la sgradita convivenza in un’opportunità per aiutare gli inglesi.


Per quanto radicati nella loro agiatezza, gli Spada sono una famiglia sui generis. Nonna Nancy, donna istruita e matriarca carismatica, con un segreto penchant per i lavaggi intestinali,incute rispetto ed emana ancora un fascino femminile cui pochi riescono a resistere. Nonno Guglielmo, molto amato da Paolo, suscita subito simpatia per la sua colta eccentricità, l’acume e l’ironia di alcune sue osservazioni sull’Italia e gli italiani e l’ambizione di scrivere romanzi su una macchina da scrivere battezzata Belzebù. Anche la zia Maria è una donna forte. Bella e altera, non si è mai sposata. E malgrado affermi di amare i cavalli più degli uomini, non si tira indietro quando c’è da soccorrere feriti e moribondi dell’esercito austro-ungarico nella villa trasformata in ospedale dopo la battaglia di Vittorio Veneto.


Con grande abilità Molesini dà vita a un quadro d’assieme che non si limita al ritratto familiare : oltre ai comandanti austriaci e tedeschi che si avvicendano a Villa Spada, hanno ruoli di primo piano l’appassionata cuoca Teresa che, nel pieno della fame, riesce a trasformare gatti e topi in pietanze prelibate; sua figlia Loretta, vittima della propria vulnerabilità; il custode Renato, troppo colto per essere davvero un membro della servitù; il parroco don Lorenzo, convinto sostenitore della causa italiana. E’ quest’ultimo, tra l’altro, che esclama “Non tutti i bastardi sono di Vienna” mentre lancia abilmente il coltello e infilza un ratto destinato alla padella.


Su tutto domina l’orrore e l’insensatezza della guerra vista con gli occhi di un ragazzo che, per ragioni anagrafiche, può sottrarsi alla coscrizione ma viene comunque coinvolto dall’incalzare degli eventi e, in una certa misura, dal fascino insensato della violenza. Ma i temi affrontati nel corso della narrazione sono tanti: storici, sociali, esistenziali, psicologici …forse troppa carne al fuoco – e qui sta una piccola debolezza del romanzo .


Nel complesso però lo scrittore ha prodotto un’opera di valore grazie a una scrittura chiara ed elegante, vivacizzata da una spruzzatina di espressioni dialettali, e alla capacità di tratteggiare personaggi memorabili in un contesto accurato dal punto di vista della ricerca storica . Non tutti i bastardi sono di Vienna non raggiunge certo le vette stilistiche e narrative del Gattopardo , a cui alcuni l’hanno accostato, ma , oltre al Campiello, merita più attenzione di quanta gli sia stata finora riconosciuta.


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