Mambo
4 Gennaio Gen 2012 0858 04 gennaio 2012

Caro Tremonti, il problema non è il partito-persona ma le persone che guidano i partiti

Giulio Tremonti parlando delle proprie prospettive in una intervista al “Corriere della Sera”, dopo aver escluso l’iscrizione alla Lega, dichiara che nel futuro della politica italiana sono ormai da considerare non più proponibili partiti “one man company” o liste antropomorfe.

L’antropomorfismo è la tendenza, recitano i dizionari, ad attribuire sembianze umane alle divinità. Con questa definizione, quindi, l’ex ministro del tesoro congeda sia Bossi sia Berlusconi, due leader che la propria base ha considerato, e loro hanno agito in modo da farsi interpretare così, come figure carismatiche al limite del soprannaturale. L’approdo ad una visione laica della politica da parte di un uomo di governo già socialista e collaboratore del “Manifesto” eletto contro il centro-sinistra e passato nelle file opposte è significativo per illustrare la conclusione di una stagione politica fantasmagorica, confusa e irrimediabilmente dannosa. Tuttavia mentre credo che la frase di Tremonti sia molto corretta in rapporto al passato, rischia di non essere attendibile se si guarda al presente e soprattutto al futuro.

Giulio Tremonti

Le attuali difficoltà della politica, anche di raccontare la politica, probabilmente stanno creando il terreno favorevole non già a formazioni politiche prive di leadership ma a partiti o aggregati elettorali che abbiano condottieri in grado di affascinare i cittadini e possibilmente nuovi. L’antropomorfismo del ventennio, quasi ventennio, precedente era fondato sulla illusione che l’Olimpo fosse vicino a noi e che le divinità frequentassero le nostre terre. Il dio che si incarnava in un leader politico aveva i tratti del nostro sogno e viveva la nostra stessa illusione di un benessere diffuso e alla portata di tutti. Oggi i colori dell’Olimpo si sono fatti scuri, la prospettiva incerta e funesta e l’antropomorfismo prossimo venturo si incarnerà in leader guerrieri in grado di condurre un popolo avvilito e disperato verso territorio più tranquilli. La domanda di leadership non sta vendo meno in questi giorni, sta semplicemente seppellendo vecchie leadership e si sta mettendo alla ricerca di nuove figure simboliche.

L’approccio di Tremonti rischia di far commettere un errore di prospettiva facendo immaginare ai lettori del ministro che il modello di leadership possa avere solo le sembianze del leader appena deposto. Invece esistono altre ipotesi di leadership: c’è il modello Churchill, c’è il modello Roosevelt, c’è, per restare in Italia, il modello De Gasperi o, per quelli di sinistra come me, il modello Berlinguer. Vengono meno solo i ricchi premi e i cotillon. Il tempo che ci aspetta è quello di leadership umane ma fortemente caratterizzate e capaci di trasmettere anche con il proprio corpo il messaggio del sacrificio e della battaglia. Queste leadership devono accompagnarsi anche alla capacità di trasmettere una visione della società. Tutti quelli che si sono affrettati in questi anni a seppellire la dicotomia destra/sinistra si dovranno ricredere. Il paese avrà bisogno di dividersi in seguaci di leader di destra e in seguaci di leader di sinistra purchè entrambi si presentino rassicuranti anche per la parte contrapposta. Non si saranno più figli di un dio minore e le vecchie divinità formate nei baccanali lasceranno il posto a personaggi non comuni ma più simili allo spirito di questo tempo che ci aspetta. Del resto Napolitano e Monti che cosa sono se non questo?

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