Fortezza Bastiani
4 Gennaio Gen 2012 1844 04 gennaio 2012

F-35: per Di Paola non sono né Totem né Tabù

«Rivedremo tutti i programmi della difesa, dico tutti e nessuno escluso. L'ho detto fin dal mio insediamento alle commissioni Difesa di Camera e Senato: non ci sono vacche sacre''. Interviene così il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, ai microfoni di Radio 24, sulle polemiche relative al programma di acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 di ultima generazione, per una spesa prevista di circa 13 miliardi di euro.

«Non capisco e non condivido la caccia all'untore a uno specifico programma» ha detto poi l'ex ammiraglio Di Paola. «Dobbiamo portare in coerenza uno strumento efficace con le risorse. Non ho nessuna preclusione in merito».

Di Paola è stato da sempre uno dei massimi fautori italiani di un esercito moderno ed efficiente. Secondo la sua filosofia, già nota dai tempi in cui portava le stellette al bavero, la razionalizzazione delle Forze Armate di uno Stato come l'Italia deve passare attraverso più attraverso una riduzione del personale in esubero o delle strutture inutilizzate, piuttosto che attraverso i tagli agli investimenti in mezzi, equipaggiamento, sistemi d'arma, addestramento d'elite e tecnologia. Per questo il ministro tecnico oggi non si scaglia contro un programma di ammodernamento dell'aviazione nazionale non solo necessario per tenere il passo con le esigenze del Paese, ma anche fondamentale per rilanciare il fiore all'occhiello dell'industria italiana nel settore difesa e aerospazio. Nel programma F-35, infatti, è in ballo una fetta molto consistente di know-how, tecnologia e posti di lavoro tutti italiani.

D'altro canto, però, il periodo di ristrettezza economica in cui versano i bilanci della difesa sembra imporre un ridimensionamento anche di quei programmi che, oltre a garantire il mantenimento di standard elevati in fatto di efficienza, creano sviluppo e occupazione nel Paese.

Sulle linee di riforma del modello di difesa, il ministro ha infatti spiegato che «non ci sono vacche sacre né vacche bianche, chiudiamo solo questo o altro. È chiaro che con le risorse destinate alla funzione Difesa, il modello non è sostenibile e così non si può andare avanti. Per questo - prosegue - bisogna riportare in equilibrio le componenti del personale e degli investimenti tecnologici per il futuro».

«Dovremo andare ad asciugare tutte le componenti, la struttura, i quadri, il personale» dice il ministro della Difesa. «Quindi non ci dovranno essere più resistenze e dire: "non si puo toccare la tale caserma". Se la tale caserma non serve, si chiude. Non si potrà più dire: "i marescialli si toccano ma i generali non si toccano. Questa è tutta demagogia di modesto livello».

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