Riccardo Puglisi
Una firma di tutto riposo
5 Gennaio Gen 2012 1601 05 gennaio 2012

Tutto quello che (non) volete sapere sugli stipendi dei parlamentari europei

Supponete di volere scoprire se i parlamentari italiani guadagnano “troppo” rispetto a quanto sia giusto, oppure rispetto ai parlamentari di altri paesi comparabili.

Molto probabilmente la finalità sottostante è insieme morale, mediatica e politica: in tempi di vacche magre è eticamente giusto e “suona bene” che anche i parlamentari facciano la loro parte di sacrifici. Nel contempo gli italiani -subissati di ulteriori imposte per salvare le penne del bilancio pubblico- potrebbero apprezzare che i loro parlamentari diano un buon esempio di sacrifici (con o senza lacrime) e di austerità.

La maniera semplice per avere informazioni comparate sulle indennità dei parlamentari consiste nel focalizzarsi soltanto su di loro (lasciando a una seconda fase lo stesso tipo di analisi per gli alti burocrati, membri di authority indipendenti etc.) e nel delegare il compito ad una piccola task force di tre esperti (come nelle barzellette e in ordine alfabetico: un economista, un giurista e uno statistico). Tanto per essere chiari: dal punto di vista accademico, l’esercizio è facile, è cosa che si affida tranquillamente ad un “research assistant”, cioè ad uno studente di laurea o di dottorato possibilmente sveglio e volenteroso. Parlo in prima persona: mentre ero a Londra come studente di dottorato, in due pomeriggi scarsi ho raccolto dati sugli stipendi di avvocati e membri del congresso USA dagli anni ’50 in avanti, e sui salari dei primi ministri nei paesi del G7.

L’esercizio è “facile” perché non si tratta di costruire teorie o fornire spiegazioni di un dato fenomeno, si tratta di raccogliere dati il più possibile omogenei. Punto e basta.

Ed ecco invece la maniera nostra di fare le cose:

1) si nomini una bella commissione capitanata dal presidente dell’ISTAT e composta da altri cinque professori, che non vengono remunerati per questo incarico, ma naturalmente sono anche impegnati a fare altro. Tutto tranne che una task force.

2) Si affidi un incarico che non si limita ai parlamentari, ma si estende alla valutazione degli stipendi e indennità per gli alti burocrati di cui sopra;

3) si stabilisca direttamente nella legge a quali altri paesi fare riferimento, senza lasciare la scelta dei paesi comparabili alla diretta valutazione degli esperti;

4) le informazioni devono essere ottenute tramite canali diplomatici. Usare internet? Proibitissimo.

Qui trovate la relazione provvisoria preparata dalla commissione Giovannini.

Ma una risposta semplice –e non semplicistica- al quesito di partenza era già in uno splendido grafico creato da Matteo Pelagatti, pubblicato da lavoce.info nel luglio di quest’anno e riprodotto qui sopra. Giustamente gli stipendi dei parlamentari sono una funzione crescente del PIL pro capite nei diversi paesi (in paesi più ricchi è verosimile che si debba pagare di più persone competenti che facciano i parlamentari, invece di essere attratti da altre professioni), ma ecco che l’Italia spicca spocchiosa e solinga come punto lontano dal resto dei punti, in quanto paga tantissimo i suoi parlamentari, pur tenendo conto del suo PIL pro capite.

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