David Bidussa
Storia Minima
6 Gennaio Gen 2012 1527 06 gennaio 2012

Il problema non è il professore nazista, ma la zona grigia che lo ha tollerato

Del prof. Renato Pallavidini, il docente di storia e filosofia al Liceo classico Massimo D’Azeglio di Torino molti hanno sollecitato e auspicato l'allontanamento dall’insegnamento. Non sono contrario, ma non credo né che sia una misura efficace, né che rappresenti la soluzione del problema.
Si potrebbe osservare se anche questa volta,come molte altre volte, si apra la procedura per trasformare qualcuno in un martire. In questo caso non è da dimenticare che la cultura di cui Pallavidini si fa portavoce prevede oltre all'incitamento allo sterminio anche il culto del martirio o del sacrificio di sé come testimonianza della verità e della prova di essere i “migliori”. Un aspetto che costituisce un elemento essenziale di coloro che si dichiarano nazisti. Ovvero il fatto di autonominarsi non solo padroni della vita degli altri, ma di presentarsi anche come esponenti di una società aristocratica, altamente elitista. Un club che prevede non solo il disprezzo per la vita di chiunque, ma anche il culto di sé, anche oltre il proprio corpo.
Il punto, tuttavia, non mi sembra questo.
Renato Palladivini insegna nella scuola pubblica dall’AS 1984-1985. E’ professore di ruolo, avendo superato brillantemente l’abilitazione nel 1983. Io avrei varie domande da fare.

Provo a elencarle:
1) In trenta anni circa di carriera in vari licei di Torino e provincia, ci sono state richieste da parte dei genitori sull'insegnamento del Prof. Pallvidini e se sì, quali?
2) Ci sono state iniziative culturali, di approfondimento, proposte e avviate dai suoi allievi oppure no?
3) Ci sono state iniziative di sensibilizzazione culturale nei quartieri e nei comuni, dove ha esercitato il suo magistero oppure no?
Credo che sia importante chiederselo. Non solo perché ritengo che una procedura sanzionatoria, del resto già messa in atto nell’AS 2007-2008, come ricorda Elena Loewenthal su “La Stampa” di oggi sia già avvenuta, ma perché il dato di cui io mi preoccuperei non è il pantheon di icone, dei, semidei ed eroi che popolano la mente di Renato Pallavidini, bensì ciò che è rimasto consciamente o meno nella mente dei suoi allievi attuali ed ex allievi.

Per esempio mi chiedo: nel corso dell’anno scolastico 2010-2011, come ha svolto e che cosa ha detto a proposito del 150° dell’Unità d’Italia, come ha raccontato il Risorgimento? Su quali figure e temi ha fatto lavorare i suoi allievi? Perché il problema non è che cosa si dice delle leggi razziali, o come si racconta la Seconda guerra mondiale, ma anche che cosa si dice prima, come si racconta la storia della filosofia antica, medievale moderna, prima di Hegel (argomento della sua tesi di laurea).
Per esempio come Pallavidini per anni ha parlato della patristica? Come ha raccontato la filosofia del Siglo de oro spagnolo? Come ha messo in relazione (ammesso che l’abbia fatto) la filosofia araba con la scolastica dell’ XI e XII secolo? come ha raccontato il Rinascimento? Che cosa ha detto (ammesso che qualcosa abbia detto) di Spinoza? Come ha affrontato l’illuminismo (non solo Rousseau o Voltaire, ma soprattutto Berkeley, Hume)? Come ha raccontato Pascal? E il nichilismo russo? Che cosa ha detto della Rivoluzione francese o della massoneria? Che cosa ha raccontato della pratica degli “uomini bomba” o dei kamikaze giapponesi?
Ovviamente non sarebbe meno interessante per ciascuno di questi argomenti (ma se ne potrebbero elencare molti altri) sapere anche che cosa non ha detto.
E infine sarebbe interessante e anche istruttivo sapere che cosa i suoi allievi abbiano trattenuto, ricavato e memorizzato dall’esercizio della sua docenza.
Perché il problema, a me pare, non sia tanto la sanzione rispetto alla diffusione delle idee, bensì la capacità di saper muovere contro quelle idee una controcultura; di non lasciare soli e non formati con narrazioni alternative degli adolescenti. Infine di favorire la riapertura di una riflessione in chi adolescente non è più e magari ha pensato di passare alcuni dei propri migliori anni con un professore stravagante, irascibile ma curioso e non è ma andato oltre ciò che ha ascoltato.
Se invece noi insisteremo solo sull’elemento della sanzione, continueremo a lasciarli soli e questo a me pare l’atto mancato più colpevole.

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