La fanfara frenetica
7 Gennaio Gen 2012 0937 07 gennaio 2012

Lunedì 9, a Milano celebriamo un trombettista romano, Nunzio Rotondo...

Nunzio Rotondo è un musicista assolutamente sottovalutato.



E' stato il primo suonatore di jazz "moderno" che l'Italia abbia espresso già alla fine degli anni Quaranta.

Eppure, non è la sua città, Roma a celebrarlo, ma la Milano in cui ha suonato pochissime volte,
ma che lo ha sempre ammirato incondizionatamente.
Lunedi 9 lo celebreremo al Piccolo con un progetto che mi è stato commissionato
dalla Civica Jazz Orchestra e da Enrico Intra e Maurizio Franco.

Ospite, Enrico Rava, ammiratore di Nunzio della prima ora.

Il repertorio che ho ricostruito riguarda l'arco di evoluzione che il musicista ha avuto,
dalla fine degli anni Quaranta agli anni Settanta.

Successivamente, dopo aver sentito il Miles "elettrico" della fine degli anni 60,
la sua parabola stilistica è mutata radicalmente e ha cominciato a suonare musica intrascrivibile
e quasi completamente improvvisata.


Esempio di questo periodo la sigla di Nero Wolfe, dove si evince immediatamente quello che dico...
Nunzio ha probabilmente assistito al concerto di Miles al Sistina del 69 ed è rimasto folgorato...
La sigla di Nero Wolfe è del 1969...stesso anno.





Io, ho arrangiato alcuni dei suoi "classici" sviluppandoli attraverso le cellule tematiche,
adattandoli al sound di una big band e dando spazio alla tromba di Rava.

Nel contempo durante il concerto, celebreremo un musicista a me molto caro, il mio Maestro Pete Rugolo,
recentemente scomparso, con un mio brano , a lui dedicato:"Rugolo".

Enrico Intra dirigerà un mio pezzo dedicato a Nunzio e suonerà anche con Rava.

Enrico Intra




Quando Rotondo nel 1952 ha partecipato con il suo quintetto al Festival di Parigi, gli italiani,
reduci dalla disfatta bellica, non erano affatto amati oltralpe..



Eppure, il giovane trombettista, alla testa di un quintetto "moderno" che annoverava nelle le sue fila l'altosassofonista Raffaelli,
"le Petit Konitz",come fu subito ribattezzato dai francesi, fece scalpore per l'agile e dinamica congruità stilistica
con cui si presentava sulla ribalta internazionale più importante del momento.

Il suono del jazz moderno andò immediatamente di traverso al pubblico italiano dell'epoca,
che non riusciva a comprenderne la forma.

Fu subito erroneamente ribattezzato "JAZZ FREDDO" operando una traduzione diretta del termine "cool"
che invece stava per "fresco, rilassato, agile".
Questo filmato d'epoca ci fa capire meglio che una traduzione sbagliata fa più danni di una bomba...

Con coraggio e probabilmente rinunciando a enormi guadagni,
Nunzio suonò sempre la musica che amava, anche se questa scelta
lo costrinse a fare altri lavori per sopravvivere.

Io l'ho conosciuto come DJ radiofonico e l'ho amato da subito.

Attraverso le sue trasmissioni ho imparato a capire e ad amare il Jazz.

Il suo suono ha contribuito moltissimo alla diffusione del Jazz Moderno.

Era una figura popolare e quindi, unico alfiere di un "genere" così particolare,
veniva spesso invitato nelle trasmissioni radiofoniche e televisive dell'epoca.
Inoltre ha collaborato a parecchie colonne sonore di film molto popolari
e ha spesso co-firmato commenti musicali, che furono diffusamente utilizzati in televisione ed in radio.

E' stato un grande talent scout, un vero Miles Davis italiano visto che nei suoi gruppi
hanno iniziato a muovere i primi passi nel Jazz musicisti del calibro di Franco D'Andrea,
Giovanni Tommaso, Gato Barbieri, Bruno Biriaco.

A 13 anni, gli scrissi una lettera in cui auspicavo un incontro per avere una lezione e lui mi ha risposto,
invitandomi ad incontrarlo nella sua bella casa sulla Cassia.

Mi diede una lezione e io ho potuto cominciare ad avvicinarmi al Jazz,
in un periodo in cui le informazioni su questa musica, erano del tutto assenti dalla scena didattica.

Il repertorio come dicevo, annovera alcuni suoi classici come "Stelle Filanti" che piacque moltissimo al Festival di Parigi
ma anche brani meno conosciuti come "Suoni Duri" e "Lo sai che il cane nostro sale pure sugli alberi",
che disvela l'amore per i suoni "lunghi" ed ipnotici di prototipi stilistici come la song coltraniana "Naima".

Peraltro, nel periodo "europeo"fra gli anni 50 e 70, ha stretto rapporti di amicizia con alcuni dei Maestri
del Jazz moderno come Sonny Rollins, che lo adora ancora oggi e ne parla spesso e Dizzy Gillespie che gli scriveva continuamente.

Nunzio con Gillespie

Clark Terry è un altro dei suoi più cari amici.

Insomma, se non fosse stato italiano, penso che avrebbe potuto intraprendere una carriera internazionale.

Infatti, in maniera assolutamente inspiegabile, nessun jazzista italiano ha avuto successo a livello internazionale
fino alla seconda metà degli anni 60.

Probabilmente l'Italia non aveva credibilità in seguito alla perdita della Guerra.. o chissà.. ma tant'é..
Rava è stato il primo ad imporsi a livello Mondiale.

alla batteria Gil Cuppini...


C'é un bel sito che contiene molte info interessanti e da cui ho attinto per le foto...
http://jazzfromitaly.splinder.com/post/17669525/oggi-ho-sentito-nunzio-rotondo

Nunzio è morto tre anni fa ma per me e per molti altri il suo carisma è sempre presente..

Lunedi, vogliamo ricordarlo per il ruolo che ha ricoperto nella scena Jazz italiana.

Spero che sia il primo di una serie di omaggi che gli verranno tributati.

Nunzio non merita di essere dimenticato.




Jazz al Piccolo - Omaggio a Nunzio Rotondo

L'omaggio a Rotondo è il secondo appuntamento di Jazz al Piccolo-Orchestra Senza Confini, rassegna giunta alla sua XIV edizione.

Nunzio Rotondo, trombettista romano, è stato una delle figure cardine nel panorama del jazz italiano
degli anni '50 e '60. Con la sua tromba ha incantato e ispirato numerosi musicisti tra cui
Enrico Rava che sale sul palco per rendergli omaggio insieme alla Civica Jazz Band,
nata come laboratorio di eccellenza dei Civici corsi di Jazz di Milano.

Le musiche di Rotondo, autore, durante gli anni '70, anche di celebri partiture per Radio Vaticana
e il monoscopio della Rai, sono riarrangiate per orchestra da Massimo Nunzi,
musicista musicologo nonché autore della storia del jazz in video in collaborazione con L'Espresso e Repubblica.

Questa serata fatta di note d'altri tempi vuole avvicinare anche i più giovani ad una delle figure emblema della musica italiana del '900.

Solisti

Giulio Visibelli sassofoni,
Toni Arco batteria
Lucio Terzano contrabbasso
Emilio Soana tromba
Roberto Rossi trombone




Piccolo Teatro Strehler
9 gennaio 2012, ore 21.00
Jazz al Piccolo-Orchestra Senza Confini
XIV edizione

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