Mekong Wave
9 Gennaio Gen 2012 1104 09 gennaio 2012

Malaysia - Leader dell'opposizione, Anwar Ibrahim, prosciolto dall'accusa di sodomia.

Si è concluso oggi nella capitale malese di Kuala Lumpur il processo che ha visto come imputato Anwar Ibrahim, leader dell'opposizione e accusato di sodomia dopo la denuncia da parte di uno dei suoi collaboratori. Le prove non sono state sufficienti, in un processo che secondo alcuni osservatori internazionali e organizzazioni umanitarie come Human Rights Watch non avrebbe mai dovuto avere inizio. E così l'uomo più temuto dal governo malese, che già nel 1999 era stato condannato a sei anni per corruzione e l'anno successivo a nove anni per sodomia, riassapora la libertà e la possibilità di ricominciare a fare politica sul serio. Sempre che da qui al mese prossimo il pubblico ministero non presenti istanza d'appello, così come previsto dal sistema giudiziario malese.

Questo infatti potrebbe tenere occupato l'uomo che nell'agosto del 2008 aveva ottenuto larghi consensi alle elezioni suppletive, vincendo il seggio per la Dewan Rakyat (Camera dei Rappresentanti), presso il collegio elettorale di Permatang Pauh.

Quella di Anwar è una vita politica travagliata che ha toccato il suo apice nel quinquennio 1993/1998, quando fu vice primo ministro di Mathair Mohammed, l'uomo che dal 1981 e per i 22 anni successivi ha guidato sia il Paese che lo United Malays National Organization (UMNO)--il più grande partito malese e uno dei tre partiti che compongono la maggioranza di governo, Barisan Nasional (Fronte Nazionale).

Sebbene Anwar sia uomo politico maturo e scaltro, le sue posizioni e scelte si sono scontrate duramente con quelle del suo mentore. Contrasto resosi ancora più evidente durante la crisi finanziaria del'97.

Nel 1999 l'accusa per corruzione, l'arresto e la condanna a sei anni. L'anno successivo la seconda accusa, annullata da una sentenza della corte federale nel 2004, ovvero un anno dopo il passaggio di consegne da Mathair ad Abdullah Badawi.

La libertà non riconsegnò però Anwar immediatamente alla vita politica del Paese. Solo nella prima metà del 2008, infatti, dopo la fine del divieto dal ricoprire funzioni pubbliche, il sessantenne politico malese sarà libero di ricandidarsi. Ma l'urlo per la vittoria gli viene spezzato in gola a causa di una seconda accusa.

Oggi 9 gennaio 2012 il verdetto favorevole a conclusione di un processo sin dall'inizio definito come “politicamente motivato”. Un processo che ha riportato l'attenzione internazionale su un Paese che sta disperatamente lottando per affermare democraticamente la propria libertà di espressione multiculturale.

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