Marco Sarti
Camera con vista
11 Gennaio Gen 2012 1841 11 gennaio 2012

Quelli che vogliono lasciare il Parlamento, ma non ci riescono

Marco Zacchera ce l’ha fatta. Dopo cinque legislature e diciotto anni di onorato servizio ha lasciato la Camera dei deputati. Costretto a scegliere tra la poltrona di sindaco di Verbania e lo scranno di deputato ha optato per la prima. Intervenuto in Aula, questo pomeriggio ha dato l’addio ai suoi colleghi. «Non vi nascondo che la mia è stata una scelta sofferta» ha ricordato prima di andarsene. Un saluto con tanta «tristezza» e un po’ di polemica. «Questa storia delle incompatibilità è assurda - si è lasciato scappare nel suo intervento - ma le decisioni vanno accettate».

Marco Zacchera se ne va in lacrime («Ho gli occhi rossi per via dell’influenza - mi ha detto prima di uscire da Montecitorio - e se devo essere sincero anche per l’emozione»). Ma può considerarsi fortunato. Alla Camera c’è chi vorrebbe dimettersi e non ci riesce. Paradossi della Casta. Una corporazione così tentacolare da cui talvolta è impossibile uscire. Roba che manco la criminalità organizzata. L’ultimo caso è quello dell’ex Idv Renato Cambursano. Durante il più recente voto di fiducia al governo Monti il deputato ha deciso di non seguire le indicazioni del partito. Mentre l’Italia dei Valori bocciava la manovra dell’esecutivo, Cambursano votava sì. «Per rispetto del Parlamento - aveva però assicurato quel giorno - lascerò il mio partito e il mio ruolo di deputato».

A quasi un mese di distanza, Cambursano è ancora a Montecitorio. «Mi hanno assicurato che domani la conferenza dei capigruppo esaminerà la mia richiesta» racconta in serata. Già, perché contrariamente a quelle di Zacchera, le dimissioni di Cambursano hanno una motivazione “politica”. Pertanto dovranno essere approvate dalla Camera. E non è detto che avvenga. Stando alle regole non scritte del Parlamento, di solito la prima richiesta di dimissioni viene respinta. Se un deputato insiste nel voler andare via e riesce a far inserire di nuovo la sua richiesta all’ordine del giorno, allora i colleghi lo accontentano. «Io però non so cosa decideranno di fare con me - spiega un po’ preoccupato Cambursano - Ho già ricevuto diverse proposte politiche, ma per il momento non ho preso alcuna decisione». L’ex dipietrista non vuole tornare sui propri passi: «Io me ne voglio andare. Certo, ho messo in conto anche la possibilità che non ci riesca. A quel punto verificherò il quadro politico e vedrò cosa fare».

C’è chi sta peggio di lui. Il senatore Nicola Rossi ormai sulle sue dimissioni ci ha messo una pietra sopra. La prima richiesta di lasciare Palazzo Madama l’ha presentata un anno fa. Bocciata. Poi una seconda. Respinta anche quella. «A quel punto mi sono rassegnato - racconta - Credo che ci sia un limite oltre il quale si scade nel ridicolo». Nel frattempo Rossi ha lasciato il Partito democratico e si è iscritto al gruppo misto. Ora attende con ansia la fine della legislatura per lasciare il Parlamento. E se gli tornasse la voglia di fare il senatore? «Allo stato attuale non ci penso proprio - risponde senza esitare - anche perché un partito con cui candidarmi non esiste ancora».

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