Sonar: segnali di mobilità in-sostenibile
12 Gennaio Gen 2012 1247 12 gennaio 2012

Oh Renzi su twitter posta un po' #gonfiamolabolla

Accidenti quanto deve essere difficile gestire una città, un’anima piena di anime in pena, nessuno lo nasconde, nessuno lo vuole sminuire. Eppure non c’è niente da fare: quando si alza la palla anziché farla volare rasoterra il contrasto salta agli occhi. Perché gira che ti rigira si finisce sempre con il cadere sui fondamentali: da una parte Smart Cities a manetta, Mbit, visioni “sostenibili”, progetti che a vederli realizzati ci sarebbe da fare una serie di una pippe a Q. Oltretutto parlarne è trendy quanto la barba di Marchionne. Dall’altra la Dumb City, la banalità del vivere quotidiano fatto di normalissime e noiosissime buche e marciapiedi e semafori lampeggianti e lampioni oscurati e insegne analogiche attaccate a un palo. Da una parte l’amante un po’ allegra, dall’altra la moglie un po’ Pina. Fortuna che i cittadini sono (ancora?) degli umani dotati di una qualità che sta tra un bit e l’altro e che nessun sistema hi-low-tech potrà rimpiazzare. Si chiama “sano senso della realtà” (o sarcasmo). In Italia ne siamo sfortunamente arci-dotati (dico sfortunatamente perché è una fantastica medicina per passare oltre e non risolvere una mazza). Ci sono poi cittadini residenti in città che ne hanno addirittura da vendere.

A Firenze, ad esempio, hanno il loro zic che dà quel bel senso godereccio alle cose e ci mettono pure un “per favore". A voi coglierne la portata (comica o drammatica). Certo è che se non siete Bargnani qualche problemino qui ce l’avreste anche voi. Se poi foste obbligati su una carrozzella le variazioni del percorso ve le dovreste proprio scordare, a meno che Q non vi abbia messo una batteria di razzi sotto al sedere. Qui serve la frase chiave: “fuori il periscopio!”. Ma poi tanto che vi frega? Se siete dei disabili motori sapete benissimo che, nella maggiorparte dei casi, sui bus di linea in circolazione nelle città italiane (non parlo di Firenze, dico proprio in generale) non potreste comunque salirci. Quindi che vi importa leggere sto cartello?

Se però proprio ci teneste a essere smart, in alternativa, potreste consultare l'efficace e utile servizio “Temporeale” per sapere dove si trova il prossimo bus collegandovi gratuitamente, grazie al servizio Wimove, a quella che nel 2009 veniva declamata come la “gigantesca ‘bolla’ wireless di 8 km lungo la linea 1 del tram, da Firenze a Scandicci”. A gennaio del 2011 eravamo a: “WiFi, con la "bolla" di Firenze stavolta siamo primi in Europa”, poi a maggio si ribadiva che “La «bolla wifi» lungo la tramvia sta per partire” e infine a novembre “E' attiva la prima "bolla" WiFi Ataf alla pensilina di piazza dell'Unità. (Grazie alla sponsorizzazione dell'Hotel Baglioni)”.

Al momento di sicuro c’è un po' di attesa (e di sapone) che gira attorno, ma arriverà, arriverà la bolla: per forza, anche Firenze è “Florence Smart City”, un progetto nato dopo il tradizionale pellegrinaggio al MIT. Non so se lo sapete, ma quelli del MIT (gente molto seria peraltro) hanno un desk all’ingresso che recita: “Presidenti, sindaci e vice-sindaci italiani per di qui”, tanto è il flusso dei nostri politici verso il Massachusetts. Se poi non aveste tempo per volare fin oltre oceano potreste, ad esempio, fare tappa a Torino. Non mi risulta che in passato l'ex-Sindaco Chiamparino abbia partecipato al viaggio verso la Smart-Lourdes (e se lo avesse fatto, l’avrebbe fatto con il solito understatement chiamparinesco), ma TorinoSmartCity, tanto per restare in tema smart, a me sembra pensato bene.

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