Congiuntura
15 Gennaio Gen 2012 1804 15 gennaio 2012

Non attaccate le agenzie di rating: sono i politici a fare il male dell’Europa

Standard & Poor’s è riuscita a unire l’Europa, come mai nemmeno il cancelliere tedesco Angela Merkel poteva immaginare. La decisione di tagliare il rating di mezza eurozona, Francia compresa, non è andata giù a nessuno dei politici europei. Non bisogna stupirsi di cosa è successo venerdì, ma di cosa succederà al prossimo Consiglio europeo. I mercati finanziari avevano già anticipato i downgrade. Solo la politica non lo ha fatto.

Le reazioni di sdegno che la classe politica europea ha avuto nei confronti di S&P non ha precedenti. Il coro di polemiche dopo i declassamenti è destinato a continuare per le prossime settimane. Probabilmente tornerà in auge l’idea di un’agenzia di rating europea. Ma sarebbe solo comportarsi come gli struzzi. Gli investitori sapeva già da mesi che i rating assegnati agli Stati Ue erano del tutto inadeguati rispetto ai coefficienti di rischio degli investimenti. Secondo la società CMA Vision, una divisione della Chicago mercantile exchange, il rating italiano dovrebbe essere B+, non BBB+. CMA, una delle maggiori provider d’informazioni sui derivati finanziari come i Credit default swap (Cds), ha infatti calcolato che il debito italiano dovrebbe essere peggiorato. Questo perché il Cds sull’Italia ha chiuso il 2011 a quota 486,4 punti base. E dato che il modello base di Cds usato da CMA è un contratto su un bond quinquennale del valore di 10 milioni di dollari, la previsione del rating da parte della società americana ha un orizzonte temporale più ampio. Questo significa che dobbiamo attenderci altri downgrade? Se non si cambia registro, sì. Del resto, lo ha specificato anche S&P che le probabilità di ulteriori declassamenti è elevata, complice la recessione in arrivo.

Intanto però la Germania continua la sua battaglia per un maggiore rigore di bilancio. «Senza crescita non si esce da questa crisi», è invece quello che dice S&P e buona parte della comunità economica internazionale. Il completo distaccamento dalla realtà da parte di Angela Merkel e dei politici europei in generale sta mettendo a rischio la sopravvivenza dell’eurozona. Sebbene sia chiaro che con questa struttura l’euro non possa più essere sostenibile, i costi di un collasso sarebbe equivalenti a quelli di una guerra. Gli investitori lo sanno, ma l’Europa fa finta di niente.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

Il grafico di CMA Vision con la top 10 dei Paesi più ad alto rischio di default sovrano:

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