Mercato e Libertà
16 Gennaio Gen 2012 2134 16 gennaio 2012

La crisi dell’euro: come avremmo dovuto prevenirla

Prevenire, dice la pubblicità, è meglio che curare, ma la prevenzione richiede lungimiranza, che è una delle tante virtù che alla politica manca.

Le crisi sono sempre anticipate da periodi di prosperità più o meno fittizia. USA, Spagna e Irlanda hanno avuto un boom immobiliare, e i rispettivi sistemi finanziari e le famiglie si sono indebitati eccessivamente durante il boom. Grecia e Italia invece hanno visto un boom della spesa pubblica che ha prodotto un debito enorme.

La condizione necessaria per prevenire le crisi è togliere gli incentivi a prendere rischi senza tenere conto della sostenibilità economica dei piani di investimento sottostanti. In sostanza, è necessario che le banche siano lasciate fallire per essere spinte a prendere decisioni compatibili con la stabilità economica.

Evitare di salvare le banche non impedisce gli errori e quindi le crisi: impedisce che gli errori si accumulino nel tempo generando crisi enormi.

Lo stesso deve valere per gli stati. Ma mentre le banche, se fossero lasciate libere di fallire, imparerebbero probabilmente presto come gestire i fondi senza distruggere il sistema finanziario, non c’è modo di ottenere lo stesso risultato con gli Stati, che non hanno alcun meccanismo interno che crei incentivi a prendere decisioni responsabili.

Per questo servono specifiche istituzioni per prevenire questi problemi, come Maastricht, i vincoli di bilancio in costituzione, etc. Vanno evitati la monetizzazione del debito e i bailout degli ultimi della classe a spese dei primi, perché le aspettative di questi aiuti incentivano i politici locali a distruggere la stabilità delle finanze pubbliche per comprare i voti dei propri cittadini.

Nonostante queste due premesse, shock economici o episodi di crisi finanziaria rimarranno: occorre minimizzarne i costi. Ad esempio, non si può avere un mercato del lavoro in cui non si possono spostare lavoratori da settori in crisi verso settori in espansione, e dove una percentuale elevata di potenziali lavoratori è tenuta ai margini dagli elevati rischi e costi che la loro assunzione comporta.

Un sistema finanziario libero dall’azzardo morale e uno stato leggero e in condizioni finanziarie robuste assicurerebbero una maggiore stabilità e probabilmente un tasso di crescita maggiore, ma un’economia più dinamica avrebbe maggiore bisogno di spostare risorse produttive da un mercato all’altro.

L’Europa non deve fare niente, tranne vigilare sui conti pubblici e assicurarsi che nessuno pensi di poter essere salvato. Purtroppo, è impensabile che si possa ottenere la credibilità necessaria a creare l’aspettativa che non ci saranno bailout: è necessario legare il più possibile le mani alle autorità politiche. Impedire alla BCE di monetizzare debito di Paesi fuori dai limiti di Maastricht sarebbe una buona idea.

Pietro Monsurrò

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