Mambo
17 Gennaio Gen 2012 0910 17 gennaio 2012

Nel tavolo a tre con Monti ci guadagna solo Casini

Non capisco il senso dell’incontro fra Monti e i tre capi dei partiti che appoggiano il governo. Corrono due rischi. Il primo è l’irrilevanza della notizia. Quello che dovrebbe essere l’evento di pacificazione scorre sulla pelle dell’opinione pubblica senza suscitare emozioni. Il secondo è il sospetto che alberga in quelle forze escluse dal vertice che temono trattative da cui sono escluse. Il coordinamento del sostegno parlamentare al governo può, pertanto, essere efficacemente esaurito dalle conferenze dei capigruppo di Camera e Senato. L’incontro ha invece senso se porta a un risultato politico, cioè se sancisce l’esistenza di una maggioranza politica. Alfano non può permettersi questo sbocco. Berlusconi si sta preparando a una campagna elettorale che spera ravvicinata imbracciando il solito fucile della polemica contro le sinistre e un incontro che sancisca una maggioranza politica che va dal Pdl al Pd gli toglierebbe munizioni. Anche il Pd sa che deve prepararsi al voto presentandosi come alternativa alla destra e l’incontro politico con Alfano e Casini aumenta i dubbi dei suoi riottosi alleati, Sel e IdV. Solo Casini, come molti cronisti hanno notato, ha tutto da guadagnare dal tavolo a tre che sancisce la sua centralità e il ruolo di pontiere fra i due schieramenti.

Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini

Del resto i risultati conosciuti dell’incontro non hanno portato ad alcuna indiscrezione sopra i passi avanti compiuti dai tre soci del governo. Distanti erano, distanti sono rimasti. Anche per Monti radunare i tre segretari di partito rischia di diventare un boomerang se nei prossimi giorni non si dovesse registrare una convergenza dei partiti sopra le liberalizzazioni che si accinge a promuovere. Non c’è dubbio che in linea teorica l’incontro potrebbe essere considerato positivo. Ma ad una condizione. Se cioè portasse i tre partiti ad una assunzione di responsabilità verso il governo e le sue decisioni in nome dell’emergenza nazionale. È già accaduto nella storia del paese. Questa volta però, malgrado la situazione sia davvero eccezionale, nulla fa pensare che i partiti siano pronti a fare questa gesto di concordia.

Non c’è dubbio che siamo di fronte a un passaggio delicato nella vita del governo Monti. La crisi europea rischia di far svanire i risultati della sua prima azione e i conflitti sulle liberalizzazioni porteranno all’accensione di un conflitto sociale assai aspro ossia alla somma di diversi conflitti. I partiti potrebbero cogliere da questa coincidenza di fattori negativi la volontà di mettersi assieme ma ciò richiede da parte loro la rinuncia a una rapida sfida elettorale così da mettere il governo al riparo per almeno un anno. Forse solo il Pd ha la forza e la volontà di correre questo rischio. Non si può dire altrettanto per il PdL che vede moltiplicarsi i sondaggi negativi. Ecco perché il tavolo a tre imbandito da Monti rischia di apparire come una cerimonia inutile e controproducente. Almeno fino a che le grandi forze politiche non accetteranno l’idea che il paese ha bisogno di una lunga tregua politica particolarmente operosa. Non mi pare che il clima sia questo.

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