Appunti e disappunti
18 Gennaio Gen 2012 1825 18 gennaio 2012

Quanti Schettino tolleriamo ogni giorno senza muovere un dito?

Seguo da giorni la gogna mediatica contro il comandante Schettino e non posso che affermare quanto, per me, sia profondamente ingiusta e ipocrita. La trovo ingiusta perché le colpe di un comandante incapace sono le colpe di una società come la Costa che per anni ha chiuso gli occhi su un uomo come lui. Trovo ingiusta questa gogna perché la morte dei passeggeri è da imputare un po’ a troppi, molti soggetti che oggi ipocritamente si avventano sulla preda di turno. Di Schettino purtroppo ne abbiamo piena l’Italia: ne abbiamo piene le aziende con i loro “spericolati” dirigenti, ne abbiamo piene le scuole, le caserme, le amministrazioni pubbliche, il parlamento e persino la televisione.
Dov’è la voce di coloro che quotidianamente s’imbattono nell’incapace di turno? Dov’è la rabbia di chi è costretto a eseguire ordini “strani”, o di chi viola sistematicamente le regole pur di sopravvivere al sistema?

Schettino è il prototipo di tanti, troppi italiani assisi in uno scranno senza le capacità per esserci. Uno dei tanti che in condizioni ordinarie può permettersi di sfoggiare la bella divisa bianca, di fare sorrisi dietro l’obiettivo di una macchina fotografica o ricevere interviste patinate. Ma quando c’è da intervenire fattivamente la solo mediocrità diviene un danno, una tragedia, una morte annunciata. Nel vizio consumato di concedere raccomandazioni, promozioni, posti e favori, si permette il deteriorarsi di una nazione che in circostanze “vere” si trova spesso impreparata.
Così dobbiamo aspettare il rogo alla Thyssenkrupp per accorgerci che all’interno delle aziende i dirigenti vendono l’anima al diavolo e la pelle delle persone, pur di figurare brillanti di fronte al proprio Amministratore Delegato. Oppure si deve mandare al fallimento la RAI, cacciare le risorse migliori e sputtanarla con i vari Minzolini, prima di comprendere che il danno ormai è fatto. Oppure dobbiamo osservare con un’alzata di spalle il mercato delle vacche in parlamento, gli insulti al Presidente della Repubblica, alla Magistratura e all’intelligenza degli italiani…

Ma non c’è solo l’insano vizio dei posti senza merito, c’è anche il deteriorarsi del senso stesso della responsabilità. Di questa malattia che la contemporaneità diffonde contagiando tutto e tutti. Ne soffrono i genitori senza più autorità, i giovani senza più rispetto per se stessi e per gli altri, gli adulti mai cresciuti che si trastullano minorenni per ammazzare la loro inutile pochezza. Così, in questa “anormalità normale” di cui ci stiamo pian piano abituando si promuove il comandante De Falco al ruolo di eroe nazionale sol perché ha svolto egregiamente il proprio compito.
La progressiva scomparsa di figure forti e responsabili nella vita di tutti i giorni promuove soggetti che dovrebbero essere l’ordinario. Invece la competenza, la fermezza, l’equilibrio, la moralità e lo spirito di sacrificio, persi nella corruzione “liquida” delle nostre società, ne decanta le lodi prima che l’ultimo di essi si sia estinto.

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