Mondo Calcio
19 Gennaio Gen 2012 0725 19 gennaio 2012

Calcio turco in crisi, specchio dell'economia

La crisi del calcio turco e l'incapacità delle sue squadre di competere con le big d’Europa, come facevano solo fino a qualche anno fa, non è altro che lo specchio del sistema economico del Paese e delle sue intrinseche debolezze.

A sostenerlo è Renaissance Capital, banca di investimento tradizionalmente attenta ai mercati emergenti dell’est europeo e dell’Asia centrale, secondo cui il manifesto declino calcistico della Turchia va di pari passo con la crescente dipendenza dell'economia del Paese da capitali stranieri.

Non è un caso, dunque, che, dopo il terzo posto conquistato nel 2002 in Corea e Giappone, la nazionale turca non sia più riuscita a qualificarsi per i Mondiali.

Ma secondo il report di RenCap, ripreso anche dal Financial Times, la rappresentazione più evidente della crisi viene offerta dai top club turchi, che da tempo sono ai margini delle competizioni europee.

La ragione sta nel fatto che oramai Galatasaray, Fenerbahce e Besiktas si limitano a “importare quasi tutti i loro migliori giocatori dall’estero”; per lo più si tratta di vecchie glorie, come l'ex madridista Guti, buoni per alimentare il merchandising, ma non certo per migliorare la competitività delle squadre.

E alla luce dell'economia è più comprensibile anche il recente spostamento del baricentro del potere calcistico interno da ovest a est, dai tradizionali club di Istanbul ai newcomer anatolici Trabzonspor e Bursaspor: secondo RenCap questo passaggio non sarebbe altro che la manifestazione palese dell’ascesa dell’economia e dell’industria dell’Anatolia a discapito di quella della parte occidentale del paese.

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