L'Itabolario
20 Gennaio Gen 2012 1301 20 gennaio 2012

Giustizia

L’Italia guarda comprensibilmente attonita il naufragio della Concordia. Nella figura di Francesco Schettino gli italiani – e anche gli stranieri, purtroppo – ravvisano una sintesi delle debolezze nazionali, riscattate dalla figura intransigente e virile di Gregorio De Falco.

Ma qualche altra cosa, al di là dell’eccitazione per il tono ultimativo di De Falco, dovremo pur dirla.

1) É probabile che Schettino abbia responsabilità gravi dalle conseguenze nefaste. Rimane però il fatto che, per il momento, non è stato condannato da nessun tribunale, sia innocente fino a prova contraria, mentre la sua immagine è già irrimediabilmente compromessa.

2) Le telefonate che inchiodano Schettino agli occhi dell’opinione pubblica sono registrate da addetti alla Capitaneria di Porto, verosimilmente gli stessi che le hanno consegnate ai giornalisti e che hanno poi ottenuto la maggiore visibilità mediatica.

3) L’elemento mediatico, senza demonizzarlo in alcun modo, è tuttavia emblematico: se la virtù tradizionale del soldato era quella di “obbedir tacendo”, oggi la seduzione televisiva di cui siamo vittime pervade ogni ambiente, persino dove regnano l’etica marinara e militare.

4) Schettino appare un pusillanime, un codardo, un buono a nulla. Ma, come ha scritto Elisa Calessi, è scontata la nostra condanna-lampo? Come se fosse un like di Facebook? Noi faremmo tutti meglio?

5) Infine, senza essere moralisti e senza fare retorica politica da quattro soldi. É proprio vero che gli uomini non sono tutti uguali. Come spiegare, altrimenti, lo sgomento causatoci dai morti della Concordia mentre siamo del tutto indifferenti alle sette persone che ogni giorno, nel 2011, sono annegate nel tratto di mare tra l’Africa e Lampedusa?

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