Degiovanimento
24 Gennaio Gen 2012 1808 24 gennaio 2012

Classe dirigente inadempiente: ecco la vera sfiga dei giovani italiani

Ma è mai possibile che puntualmente chi arriva al governo e si trova davanti l’onere di predisporre politiche che diano alle nuove generazioni italiane strumenti e opportunità in linea con il resto d’Europa, senta l’impellente necessità di rigirare la frittata e addossare, implicitamente, agli stessi giovani la responsabilità della propria scomoda condizione?
Che il governo sia più a sinistra, più a destra o sia tecnico, non cambia: la paternale arriva implacabile, spesso assieme ad annunci di politiche in grado di lenire solo in parte gli squilibri presenti nel nostro paese.

Il Ministro Padoa Schioppa, all’epoca del governo Prodi, introducendo misure di incentivo all’autonomia residenziale, anziché scusarsi per non poter fare di più trovò più appropriato accusare i giovani del Belpaese di essere dei bamboccioni. Come a dire: il problema siete voi, noi però siamo buoni e anziché dirvi di arrangiarvi proviamo a darvi comunque una mano.
Con meno fantasia il ministro Meloni, ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi, nel presentare le limitate misure del “Piano per l’occupabilità dei giovani”, li rimproverò di non essere sufficientemente “umili” e di disdegnare i lavori manuali. Anche qui, l’idea di fondo era che se i giovani sapessero adattarsi troverebbero da soli molte delle soluzioni ai loro problemi.
Ora, ce ne dispiace, ma anche il vice ministro Martone c’è cascato. Tutto in Italia si fa più tardi a partire dalla laurea? Assegniamo allora agli over 28 lo stigma sociale di sfigati, spronandoli così a un maggior impegno. Bella idea. Visto che tutte le tappe di transizione alla vita adulta sono posticipate rispetto agli altri paesi, perché non dare degli sfigati anche a quelli che non si sposano entro i 30 o non fanno un figlio entro i 32 anni? Così risolviamo magari anche il problema della denatalità.
Come dimostrano le analisi sui dati dell’Istat, l’anomalia del nostro paese è la bassa partecipazione all’istruzione secondaria e terziaria di chi proviene da famiglie di estrazione sociale più bassa. Potenziare il diritto allo studio e migliorare la valorizzazione del capitale umano indipendentemente dalla famiglia di origine è la strada giusta. Martone ne è ben consapevole.

Tutto il resto è fumo.
Una proposta. La politica metta i giovani italiani nelle condizioni di avere gli stessi strumenti e le stesse opportunità di cui godono i coetanei negli altri paesi europei. Se poi continueranno a metterci di più a laurearsi e a trovare lavoro potremmo dire che sono bamboccioni, schizzinosi e sfigati. Nel frattempo, soprattutto chi ha responsabilità politiche e di governo, si impegni più a “fare per i giovani” che a “giudicare i giovani”.

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