Una panchina, un libro
27 Gennaio Gen 2012 0800 27 gennaio 2012

Cercare sei persone per ricordarne sei milioni

Daniel Mendelsohn, Gli Scomparsi, Neri Pozza, 2007


Gli Scomparsi non è né una biografia né un libro di storia: è un progetto letterario molto complesso che riunisce più generi, dal diario di viaggio, alla ricerca storica, all’autobiografia fino all’analisi interpretativa di alcuni importanti passaggi dei Cinque Libri di Mosè, la Bibbia ebraica : il tutto per recuperare una piccola tessera di quel gigantesco mosaico di storie umane che è stato l’Olocausto.

Paradossalmente questo non è neanche un libro sull’Olocausto : c’è molta più vita in questo libro che morte , anche quando si parla di coloro che sono stati uccisi. In questo senso, l’americano Mendelsohn, i cui nonni materni emigrarono dalla Polonia negli anni Venti, riesce nell’impresa di dire qualcosa di nuovo a chi credeva di sapere già molto sulla Shoah: alla fine delle sue ricerche e dei suoi viaggi, sull’arco di oltre cinque anni, ricostruisce non solo un’identità, ma una plasticità vitale, di sei persone, che prima, anche nel ricordo dei familiari più stretti, non erano altro che entità astratte, niente di più che sei individui su sei milioni “uccisi dai Nazisti”. Gli Scomparsi dà cuore e sentimenti, oltre che fisicità, a individualità le cui tracce sono state cancellate dall’orrore dell’antisemitismo e ne restituisce la storia di esseri viventi nel proprio ambiente. E questo consente a noi, che apparteniamo alle generazioni successive a quelle dei sopravvissuti, di concepire l’inconcepibile Olocausto in maniera meno astratta che non attraverso le tante statistiche e agghiaccianti descrizioni della macchina della morte messa in piedi dai nazisti.


L’autore, fin da piccolo, spronato dai familiari, in particolare l’adorato nonno materno, mostra una straordinaria fascinazione per la storia della propria famiglia, ebrei di origine polacca provenienti dalla cittadina di Bolekhiv, oggi in Ukraina. Attraverso i racconti degli anziani, Daniel a poco a poco ricostruisce la storia di ogni antenato, per quanto remoto. Di tutti, tranne che del prozio Shmiel Jager, unico Jager rimasto a Bolekhiv per scelta . Di Shmiel, apparentemente nessuno sa nulla, tranne la morte prematura insieme alla moglie e alle quattro figlie durante l’occupazione tedesca. Il mistero, perché di mistero si tratta e Mendelsohn ne esalta le caratteristiche nel corso della narrazione, è reso ancora più intrigante dal ritrovamento delle lettere disperate con cui Shmiel chiedeva al fratello “americano”, nonno di Daniel, un aiuto economico per espatriare. Le lettere cessano nel 1939 e l’irreperibilità o l’assenza delle eventuali risposte fa sorgere il dubbio che il nonno così affascinante e dedito ai nipoti, per imperscrutabili motivi, abbia deliberatamente abbandonato il fratello al suo destino.


Inizia così il lungo viaggio di Daniel in Ukraina, Australia, Svezia, Israele e Danimarca, ovunque la Diaspora abbia disseminato i pochissimi ebrei sopravvissuti allo sterminio di Bolekhiv. Un viaggio scandito dalle interviste con grandi vecchi per i quali ricordare è un esercizio doloroso. Molti infatti, per continuare a vivere, hanno annullato la memoria di quell’inferno : solo l’insistenza di Daniel, il suo entusiasmo e la sua caparbietà, li convince a scandagliare l’abisso del passato e a concedergli generosamente pezzi della propria storia cui, quasi per miracolo, a volte s’ intreccia qualche ricordo dello zio Shmiel e dei suoi. Ricordi spesso ripetitivi, oppure incongruenti che Mendehlson , con pazienza certosina, mette a confronto, riflettendo anche su quanto conti il caso sull’esito delle sue ricerche e su quanto sia complesso il mestiere di narrare storie. Gli Scomparsi, nella sua struttura atipica, è ben scritto e ben costruito – in particolare mi sono piaciuti i ritratti ironici, e spesso divertenti, dei tanti intervistati, quasi tutti anziani, di cui è disseminata la narrazione. Ma è un libro che richiede pazienza, perché per apprezzarne il reale valore occorre abbandonarsi e lasciarsi coinvolgere emotivamente dalla missione che l’autore si è dato.

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