L'equilibrista internazionale
31 Gennaio Gen 2012 1032 31 gennaio 2012

La violenza nei confronti delle donne: una realtà europea

La violenza nei confronti delle donne è considerata una violazione dei diritti umani fondamentali riconosciuti e garantiti sia dalla Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) che dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Nonostante questi e molti altri strumenti di tutela internazionale che condannano la violenza di genere, i (pochi) dati disponibili rivelano la persistenza di un quadro negativo in Europa. Nemmeno i progressi normativi raggiunti nel corso del 2011, in particolare la Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica e la direttiva sull’Ordine di protezione europeo, sembrano essere sufficienti per porre fine in Europa a quella che la Baronessa Catherine Ashton ha recentemente definito “la più diffusa violazione dei diritti umani del nostro tempo”.

Qualche dato sulla violenza di genere in Europa

Secondo la definizione data dalle Nazioni Unite nella Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne, sulla quale si basano anche le istituzioni europee, “l’espressione ‘violenza contro le donne’ comprende tutti gli atti di violenza contro il genere femminile che si traducono, o possono tradursi, in lesioni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata”.

Al di là di questa definizione, peraltro abbastanza generale, a livello europeo si riscontra la mancanza di una definizione comune di “violenza sulle donne”, soprattutto per quanto riguarda le varie forme in cui essa viene perpetrata. Questa carenza, assieme ai differenti metodi e strumenti utilizzati dai vari Stati nella raccolta delle informazioni in materia ed al frequente silenzio delle donne, che spesso preferiscono non denunciare le violenze subite, sono le principali cause dell’assenza di dati confrontabili tra i Paesi europei, rendendo particolarmente difficile condurre un’analisi comparativa del fenomeno.

In ogni caso, i pochi dati disponibili sono sufficienti per fornire un quadro indiscutibilmente negativo della situazione in Europa. Secondo gli studi condotti dal Consiglio d’Europa, tra il 20 e il 25% delle donne sono state vittime di violenze fisiche almeno una volta nella vita; ogni giorno una donna su cinque subisce una violenza nel vecchio continente e più di una donna su dieci ha subito violenze sessuali accompagnate dall’uso della forza.

La violenza domestica rappresenta la forma di violenza più comune e diffusa: tra il 12 ed il 15% delle donne in Europa l’ha subita dopo i sedici anni d’età. La violenza basata sulla tradizione, che comprende i crimini d’onore, pratiche tradizionali dannose per la salute e i matrimoni forzati, costituisce invece la forma più comune di violenza di genere perpetrata a livello di comunità. Secondo stime del Parlamento europeo, sarebbero 500.000 le donne in Europa che hanno subito la mutilazione genitale femminile e ogni anno la subiscono, o rischiano di subirla, circa 180.000 donne immigrate nel continente. Vi è poi la violenza sul luogo di lavoro, che può assumere diverse forme: minacce, insulti, mobbing, pressione psicologica, molestie sessuali, eccetera. Essa però varia notevolmente tra i Paesi membri, a seconda delle loro condizioni socio-economiche. Infine, le donne, assieme ai bambini, sono il gruppo più esposto al rischio di cadere nella tratta di esseri umani. A questo proposito, è stato riscontrato lo stretto legame esistente tra lo sfruttamento sessuale ed alti livelli di povertà: le vittime, infatti, sono soprattutto donne in giovane età, con una basso grado di istruzione e che si trovano in una difficile situazione dal punto di vista economico e sociale.

Anche se il fenomeno della violenza di genere non conosce barriere geografiche, culturali, di classe o etniche, esso colpisce più facilmente specifici gruppi di donne: le immigrate, le donne appartenenti a minoranze etniche, le rifugiate e le richiedenti asilo, le disabili, le donne che vivono in istituti, le prostitute, le vittime di tratta. Queste donne sono peraltro accumunate da una estrema vulnerabilità economica, che solitamente le rende dipendenti da una figura maschile, e spesso è loro impossibile trovare delle vie d’uscita dalla situazione in cui vivono ed avere accesso ai servizi di sostegno per le vittime di violenza.

Come è facilmente deducibile da questa rapida rassegna delle principali forme in cui si manifesta la violenza sulle donne, alla base di quest’ultima esiste un insieme di fattori culturali, economici, legali e politici, complessi e tra loro interconnessi, che si sono istituzionalizzati nel tempo e tutti riconducibili alla disuguaglianza di potere storicamente data tra uomini e donne ...

Giovanna Castagna, Equilibri.net

Articolo tratto da Equilibri.net. Articolo completo al link: http://www.equilibri.net/nuovo/sites/default/files/focus_castagna_donne.pdf

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