Design Kit - Inspiration and references
1 Febbraio Feb 2012 1248 01 febbraio 2012

Ma perché le aziende italiane curano così poco i loro siti?

Alcune settimane fa abbiamo dovuto fare una piccola ricerca per un nostro cliente, si trattava semplicemente di trovare un prodotto, in particolare un elemento d’arredo che andava a concludere una ristrutturazione. Forti del fatto che l’azienda per cui stiamo lavorando è italiana e sopratutto che in Italia abbiamo moltissime aziende che operano in questo settore abbiamo puntato da subito sulle aziende nostrane.

Il web è Design?
Confidenti nel trovare i giusti riferimenti via internet e optando per le classiche icone consolidate del Design italiano, intercettiamo una bella carrellata di siti come quello di Danese, Kartell, Magis, Caimi, Alias, insomma tutti premiati col Compasso d’Oro a garanzia di qualità, innovazione e tanto altro; la creme della creme. Sito dopo sito però abbiamo iniziato a percepire qualche cosa che non andava, ma non ci era ancora chiaro.
All’inizio non si capiva. I siti sono bellissimi, molto glam e patinati, ma la mancanza riguarda purtroppo la scarsa attenzione dedicata al racconto/dettaglio degli oggetti proposti a catalogo e la pochissima Cultura del Progetto offerta all’osservatore/odience/cliente. Qualche zoom e la scheda tecnica in download non rendono certo giustizia alla profonda conoscenza produttiva e artigianale dei pezzi proposti.

Durante la navigazione si intercettano varie modalità di dettaglio e di racconto, a volte interessanti, a volte utili, ma spesso molto random senza costanza. Sono disomogenee, a volte ci sono e subito dopo no, sulla stessa sezione un oggetto ha un approfondimento e quello dopo no.

Il sito è un mezzo di comunicazione complesso
L’accesso, l’esplorazione e l’esperienza dedicata a prodotti così sofisticati dovrebbe essere in grado di regalare in poco tantissimo. Se in una boutique o in uno show-room vengo accolto in un certo modo e mi vengono ben spiegate le eccezionali prestazioni/caratteristiche dei manufatti a cui sono interessato, non vediamo il perché non si possa avvertire la stessa attenzione attraverso la navigazione di un sito web/mobile dedicato. Certamente non si tratta di traslare le stesse azioni dal mondo reale in quello a-spaziale della rete, ma piuttosto di tradurle adeguatamente alcuni valori fondamentali in un media che ha linguaggi e modalità di interazione precisi ed inequivocabili. Il web possiede comportamenti, modalità di relazione e potenzialità di gestione dei contenuti che non possono essere confusi con quelli di un media cartaceo o televisivo. Flessibilità, liquidità, ubiquità sono solo alcune regole di un gioco incredibilmente magico. Però ci vuole un po’ magia per stare al gioco.

Ci sta pure che il livello generale dei siti italiani non sia particolarmente contemporaneo e/o up to date, ma in termini di web-design non siamo progettualmente così scarsi, di know how ne abbiamo da vendere.
Il problema è un’altro ed è direttamente collegato alla responsabilità e scelta delle aziende stesse nel collocare il proprio sapere all’interno di architetture dinamiche sbagliate.
Anche questa è una decisione strategica di posizionamento, credibilità e consenso.
Non ci aspettavamo che nel 2012 aziende facenti parte della quintessenza del Design Italiano non avessero ancora sviluppato una super-sensibilità nel percepire l’immensa, globale importanza di un media impollinatore come la rete. Ancor più increduli nel capire la poca conoscenza del lessico internet, mentre siamo più che certi della fiducia spropositata riposta dagli imprenditori nell’ormai poco efficace ADV tradizionale.

Perché così poca considerazione?
Da parte dell’azienda c’è ancora un’enorme attenzione nel veicolare il prodotto di design di marca attraverso un’impostazione ricca di attenzioni e riferimenti, perfettamente integrati in brochure, cataloghi, negozi, eventi, fiere, foto, quindi in quasi tutte le manifestazioni comunicativo/commerciali standard, eccetto il web!!!
Una volta entrati nei siti di queste aziende - la lista è pressoché infinita - ci siamo ritrovati in navigazioni e accessi molto datati, dove l’enfasi grafica e fotografica è a volte persino esasperata ma difficilmente percepibile nel racconto del prodotto/manufatto. Ci si addentra in faticose modalità di percorso con un uso spropositato di animazioni flash, le quali, necessitano di attese fastidiose dovute al caricamento per poi non visualizzare bene i prodotti. A volte le foto sono microscopiche, in altre pixelate. Poca connessione tra i siti madre e social-network dedicati non fa percepire alcuna relazione. Come se le aziende avessero deciso di concentrare le energie esclusivamente sui social-network e nessuna sui loro siti aziendali di riferimento.
Nessuno vende direttamente, per fortuna c’è Yoox e qualcuno lo usa. Fondato nel 2000 è lo store virtuale di moda e design multi-brand leader nel mondo.
www.yoox.com/

Per capire meglio il prodotto che stavamo cercando, senza avere in mano il catalogo o la brochure, abbiamo dovuto fare una triangolazione con google image e attingere da un aggregatore immagini sensate, dettagliate ed esplicative. Poi, per avere un prezzo indicativo siamo dovuti andare su altri siti in giro per il mondo tracciando noi un plausibile listino da presentare al nostro committente.
Nessuna immagine contestualizza il prodotto all’interno di reali scenari di vita quotidiana ma, in alternativa, gli uffici o gli spazi domestici sono caratterizzati da milioni di metri quadri e stanze degne di un palazzo imperiale; le foto sono bellissime, peccato che non sono utili allo scopo. Gli spazi a disposizione sono notoriamente meno pomposi e radicalmente più contenuti.
La potenza espressa dai designer e dagli studi di progettazione durante la creazione e lo sviluppo dei manufatti viene completamente omessa, mentre invece tale materiale consolida l’unicità eccezionale dei prodotti e delle loro lavorazioni.
I siti vengono trattati come semplici cataloghi, scarni e poveri di informazioni.
Alla fine della ricerca eravamo abbastanza frustrati e un po’ delusi dall’immagine complessiva di un mondo che in parte ci appartiene.

Oggi ci troviamo in una situazione in cui è sempre più facile progettare e gestire i siti web, ma soprattutto sempre più economico. Allora ci chiediamo: come mai in Italia - e non solo - nel comparto interior/forniture nessuno cura, tutela e coccola questa vetrina virtuale specchio della propria azienda, identità ed immagine? In fondo, è abbastanza credibile che globalmente le persone che intercettano per la prima volta un prodotto di eccellenza italiano, un giro sul sito lo facciano.

Creare un sito redazionale connesso ai vari social-network ora è abbastanza facile, non bisogna inventarsi cose pazzesche. Il “mi piace” o il “twitt” automatico però non portano molto lustro. Non è il click sul bottoncino social che affeziona e intriga l’odience, il futuro cliente o ancora quello esistente. Ogni social-network ha un suo mondo comportamentale con regole, attitudini e modalità di action a volte sofisticate. Sembra tutto banale e semplicissimo per chi dall’esterno fruisce il servizio, ma chi è dietro le quinte e anima/dirige e stimola la vita del canale social è uno che ne sa parecchio. Progettualmente è in grado di seguire/plasmare/tradurre l’identità dell’azienda all’interno di una strategia integrata e strettamente legata alla vita dell’azienda stessa. Mette in relazione le varie forme del web in un sistema coerente e dinamico dove tutto dialoga insieme e contemporaneamente. La visibilità va progettata e coltivata! Il concetto di spaziale e aspaziale, il contributo spontaneo, lo scambio, l’invito ad un evento attraverso un link, l’accesso mobile e il log-in in un luogo fisico, l’esserci o meno, fare parte di un brand, dare un’amicizia, essere un influencer o un promoter con il passaparola, partecipare, raggruppare un tema per continuare a discutere e via dicendo sono valori fondamentali di disseminazione ai quali un brand dovrebbe dedicare la massima attenzione. Se tutto funziona il ritorno di immagine è enorme e spesso, nelle sue forme, inaspettato.

Ma in Italia le specializzazioni non interessano a nessuno?
La potenza di fuoco economica messa a disposizione dalle migliori aziende del Design italiano è enorme:
il top degli eventi, le meglio location, il miglior fotografo, riviste settoriali tra le più innovative, le fiere e gli stand più maestosi ed affascinanti, i macchinari sempre più all’avanguardia, i designer migliori al mondo, lavorazioni affiancate da ricerca e sviluppo costante, architetti incredibili per la creazione di negozi e show-room, eccetera. Montagne di investimenti, gestiti e programmati da team preparati, votati alla selezione del meglio e poi, il sito web lo fa l’agenzia o qualche conoscente ... Il punto non è l’agenzia che è superlativa per il lavoro che fa, ma piuttosto una leggerezza aziendale. La lista del top level elencata all’inizio del paragrafo fa intuire come quasi tutto è portato all’esasperazione attraverso l’individuazione di chi sa benissimo fare il proprio mestiere. In questo caso, dovrebbe esserci ancora un Designer specializzato in questo campo ad occuparsi del progetto da portare on-line; poi l’agenzia una volta acquisite le linee guida svilupperà ed implementerà tutto sotto la supervisione del progettista. Interaction Design, Graphic Design, Design della Comunicazione, Design delle Interfacce, queste sono le discipline professionali che regolano la qualità di una presenza importante in rete.

Non ci si spiega quindi il perché questa scarsa attenzione nella progettazione dei siti e delle loro propaggini. In Italia abbiamo eccellenti interaction designer, programmatori e sviluppatori grafici.
Probabilmente, affiora ancora una volta la “sindrome del geometra” oppure in Italia le specializzazioni non interessano nessuno? Il meccanismo forse è sempre lo stesso? ... Il sospetto è il seguente: non essendoci ancora una piena conoscenza del prodotto comunicativo web - che è una vera piattaforma interattiva con tante concatenazioni di ipertesto, link, connessioni, navigazioni e percorsi - si cerca sempre la strada più semplice/economica, credendo che le competenze siano perfettamente accessibili dai molti. Errato !!! Se la scommessa è grossa il rischio deve essere ridotto al minimo. Servirsi di consulenti competenti e garanti di risultati a medio lungo termine significa avere una visione chiara e coerente. Chi lavora professionalmente sulle piattaforme web/mobile sono persone che hanno studiato anni per acquisire capacità progettuali e diventare bravi nel loro lavoro, sono anche loro artigiani del saper fare, sono in grado di ascoltare le esigenze del cliente e tradurle in risultati vincenti.

twitter: @intersezioni

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