Stefano Grazioli
Gorky Park
2 Febbraio Feb 2012 0923 02 febbraio 2012

La Russia e le lenti dell'Occidente

Scrive l’Ansa che la stragrande maggioranza dei russi (78%) non ha dubbi: Vladimir Putin diventerà nuovamente presidente della Russia, nelle prossime elezioni del 4 marzo. Secondo un sondaggio del Centro Levada condotto in 45 regioni russe dal 20 al 23 gennaio scorso il 53% degli interpellati prevede una vittoria dell'attuale premier già al primo turno, mentre il 28% lo dà per trionfatore al secondo. Solo il 4% crede che Putin possa perdere la corsa. Lo stesso Levada (23 gennaio) dice che il 43% degli elettori ha intenzione di votare per Vladimir Vladimirovich, l’11% per il comunista Gennady Zyuganov, il 7% per il nazionalista Vladimir Zhirinovski, il 4% per l’oligarca Mikhail Prokhorov. Come dire, dietro Putin il nulla. Non è escluso che si possa andare al ballottaggio, cosa non drammatica, che il futuro presidente ha preso in considerazione dicendo che non sarebbe “niente di terribile”.

L’opposizione extraparlamentare ha portato in piazza per due volte oltre 50 mila persone, altrettante ce ne saranno il 4 febbraio a Mosca per chiedere a Putin di andarsene in pensione anziché di nuovo al Cremlino. Se si vuole stare con i piedi per terra bisogna notare – al di là della composizione alquanto variegata (estremisti di destra, di sinistra, nazionalisti, monarchici, anarchici, ultraliberali) – che gli avversari di Putin a Mosca sono pochini. Tanti quanti vanno allo stadio a vedere il Cska in campionato quando si gioca e non quando si è a meno 30. Nonostante questo, seguendo tv e giornali sembra che da un momento all’altro ci sia la rivoluzione. Paragoni con la primavera araba e paralleli Putin-Mubarak. E via servizi, articoli, commenti, note su Fb, post sui blog, cinguettii, raccontando un mondo più virtuale che non la realtà. È il solito problema di un Paese visto con le lenti dell’Occidente.

L’ha spiegato qualche giorno fa Boris Tumanov dalle colonne di gazeta.ru che non è un foglio putiniano:

“Nonostante l’attuale apertura della società russa, l’Occidente, come in passato, continua a guardare la Russia attraverso una serie di cliché - che per quanto positivi, negativi o neutrali che siano, rimangono pur sempre dei cliché - senza prendersi la briga di staccarsi dalla consuetudine e da concetti solidificati che non richiedono nessuno sforzo cognitivo profondo: il caviale nero, Dostoevskij, la balalajka, la misteriosa anima russa, la vodka, i dissidenti, il tremendo Kgb, l’oligarchia, le matrioske e i marinai rivoluzionari. Questa pigrizia intellettuale, condita da un senso di superiorità accuratamente celato, ha già impedito una volta all’Occidente di intravedere lo scenario reale dietro alla caduta dell’Urss, suscitando una delusione, davvero fuori luogo, da parte di quest’ultima, nelle vicende che seguirono. Attualmente, questi “ignoranti pragmatici” stanno commettendo lo stesso errore, convincendo se stessi che i processi di globalizzazione condurranno prima o poi l’umanità a un comune denominatore di stampo democratico. In realtà bisogna vivere in un mondo surreale per credere che Garry Kasparov possa effettivamente sfruttare la sua “reputazione internazionale” in qualità di leader dell’opposizione, e per ignorare completamente che alla maggioranza dei cittadini russi non interessa il grado di popolarità dei propri politici “nei circoli internazionali”. Se l’Occidente e l’Europa, in prima linea, vogliono davvero vedere, in un futuro più o meno lontano, emergere una Russia più civile, allora devono approfondire in modo responsabile e paziente le loro conoscenze in merito alla società russa, ignorando le immagini popolari stereotipate e le lamentele dei nostri “microliberali”. È sufficiente smettere di essere pigri e analizzare meticolosamente i sempre più complessi processi sociali russi”.

Bisogna guardare alla Russia per quello che è, non per come vorremmo che fosse.

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