Nel mirino
5 Febbraio Feb 2012 1739 05 febbraio 2012

Riflessioni davanti all'ultima immagine della Terra

NASA/NOAA/GSFC/Suomi NPP/VIIRS/Norman Kuring

Questa immagine non è una "fotografia", è la somma di sei rilevazioni diverse di un nuovo satellite “Suomi NPP”, in orbita a 823 km dalla terra per studiare il clima e rilevare dati atmosferici.

Suomi NPP è una missione da 1,5 bilioni di dollari frutto di una collaborazione fra la NASA, la National Oceanic and Atmospheric Administration e il Department of Defense.

Quest'immagine che la NASA ha chiamato Blue Marble 2012 West, ha una risoluzione straordinaria di 8.000 x 8.000 pixel, potete vederla nella sua massima risoluzione qui.

In una sola settimana Blue Marble 2012 West ha attratto sul sito della NASA oltre 3,2 milioni di persone, e visto il trionfo la Nasa ha pubblicato anche il lato East.

NASA/NOAA/GSFC/Suomi NPP/VIIRS/Norman Kuring

La sua versione precedente, Blue Marble 2002, aveva avuto un discreto successo, oggi sicuramente la ricordate come immagine di default dell' iPhone.

Blue Marble 2012 ipnotizza, sembra viva, più reale del reale, potrebbe essere un frame di un film della pixar, Steve Jobs would have love it.

La definizione è tale che casa propria sembra distante solo qualche mela più.

E' un mondo in miniatura, mi fa sorridere e mi ha fatto subito pensare a quanto amabilmente bugiarda sia la fotografia in genere per sua natura.

Ci sembra così vera eppure non solo è il frutto di sei rilevazioni digitali diverse sovrapposte ma per quanto grande potremmo stamparla, non eguaglierà mai le misure dell'originale perchè è pur sempre un'immagine.

Per quanto nitida e perfetta possa essere, la fotografia è piatta. E' la sua trasparenza a trarci in inganno illudendoci che se solo potessimo ingrandirla ancora un pò sicuramente scopriremmo di più di quello che c'è dentro.

Blue Marble mi ha fatto pensare alle riflessioni del filosofo Alfred Korzybski che negli anni '30 a proposito delle rappresentazioni mentali disse "la mappa non è il territorio", concetto che l'antropologo Gregory Bateson spiegò brillantemente cosi
 “Non conosciamo le cose in se stesse ma solo le nostre idee su di esse” .

Vi è un’irriducibile differenza tra il mondo e l’esperienza che ne abbiamo, così come vi è fra una fotografia e l'oggetto in essa rappresentato, ma visto che il cervello non distingue fra immagini solo immaginate e immagini che provengono da esperienze realmente vissute, forse potremmo utilizzare la fotografia per superare i limiti delle nostre mappe mentali.

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