Massimo Sorci
Attentialcane
8 Febbraio Feb 2012 2151 08 febbraio 2012

Il curriculum della figlia del ministro Fornero e i giovani rosiconi

Si registra una buona dose di bile in questa polemica contro la figlia del ministro al welfare Elsa Fornero, “colpevole” di lavorare come professore associato alla facoltà di medicina di Torino. Stessa università cioè dove insegnano sia sua madre che suo padre, l’economista ed editorialista Mario Deaglio.

Raggiunta al telefono dal Corriere della sera, la professoressa Silvia Deaglio ha gentilmente risposto che, no grazie, «non voglio parlare di nulla. Con nessuno! ». Non ritiene il suo “caso” un argomento stimolante «e spero – ha sottolineato con una punta di perfidia sabauda – che prima o poi tutti questi lettori di blog lo ritengano meno interessante». «Il mio curriculum – ha concluso – è pubblico e non c'è nulla da aggiungere». E in effetti è un curriculum che non ammette repliche. Una carriera accademica assolutamente ineccepibile, con numerose pubblicazioni all’attivo e ripetute esperienze all’estero.

Nessuno si è mai sognato di rinfacciare a Paolo Maldini i suoi natali quando scendeva sulla fascia laterale. Questa guerra al “figlio di”, che alcune testate giornalistiche – non soltanto blogger sfaccendati, dunque – hanno deciso di dichiarare puzza di sottoscala umidiccio e prima o poi uscirà fuori un ministro che amplierà la gamma di salaci epiteti da affibbiare ai giovani italiani: oltre che bamboccioni e mammoni, pure rosiconi.

Se è vero che la legittimità di un percorso professionale trasparente si dimostra con un curriculum inattaccabile - e questo è il caso della professoressa Deaglio - il problema sta però nel farselo, un curriculum inattaccabile. Averne il tempo, godere della giusta tranquillità e di quel caldo e rassicurante cotè di frequentazioni familiari che corrobora la determinazione, infonde la giusta pazienza e, soprattutto, affina il fiuto per la scelta delle opportunità. La maggior parte dei giovani italiani quelle frequentazioni non ce l'ha.

Nessuno che non sia un becero contesta a Silvia Deaglio il suo diritto al dispiegamento della propria intelligenza. Ha ragione la professoressa quando sottolinea che lei non deve giustificarsi con nessuno (ce l'ha meno quando chiude il telefono in faccia al giornalista del Corriere della sera). Quello che però le si vuol far notare, molto sommessamente, è:
1) esistono in natura strade un po’ più spianate di altre;
2) per alcuni la scelta della propria vocazione può risultare più difficoltosa che per altri;
3) a parità di intelligenza e di preparazione – si badi bene, a parità di – i meccanismi di selezione non seguono propriamente criteri ISO 9000.

Tutto qua.

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