Cineresie
8 Febbraio Feb 2012 0018 07 febbraio 2012

Parlando di Cina, parlando di diritti

Nella settimana appena trascorsa, i media cinesi hanno reagito con una serie di editoriali infuocati all’uscita dell’edizione del 2012 del rapporto globale di Human Rights Watch (HRW), infiammando ancora una volta il dibattito internazionale sulla questione dei diritti umani. Per avere un’idea dei toni, basta leggere questo stralcio direttamente dall’edizione cinese del Quotidiano del Popolo:

Negli ultimi anni i progressi nel rispetto dei diritti umani in Cina sono stati riconosciuti a livello globale e la situazione attuale è la migliore nell’intera storia cinese. Inoltre, il rapporto annuale di Human Rights Watch implica una nuova ‘Teoria del Collasso’: dato che è impossibile far crollare la Cina da un punto di vista economico, allora il collasso lo si avrà dall’interno col pretesto dei diritti umani.

Sappiamo bene come la pensano i vertici di Pechino rispetto alla "propaganda" occidentale sui diritti umani. D'altra parte ognuno fa il suo mestiere e così HRW ha tutto il diritto a pubblicare i suoi raporti. Ma cosa possiamo trarre da questo sorta di gioco delle parti?

Elisa Nesossi, ricercatrice in materia di diritto penale cinese, proprio qualche giorno fa su Cineresie ha rilevato come in fondo non ci sia da stupirsi né della denuncia di HRW, né della reazione cinese:

[Si tratta della] reazione del governo cinese al rapporto di un’organizzazione americana, che è nata e si è rafforzata significativamente durante la Guerra Fredda con un lavoro solerte di denuncia dei paesi del blocco sovietico. HRW oggi è ampiamente sostenuta e finanziata da George Soros proprio con lo scopo di scovare e denunciare abusi del genere: se non ci fossero violazioni dei diritti umani essa, al pari di altre organizzazioni internazionali, non avrebbe più ragione di esistere. Le dinamiche dei gioco-forza tra HRW e la Cina sono sempre state queste. […]

Gli articoli usciti la scorsa settimana sul China Daily confermano piuttosto banalmente le nostre aspettative sull’approccio del governo cinese verso un concetto internazionalmente riconosciuto di diritti umani e più in generale di legalità, e la postura difensiva ottenuta in risposta ci indica che di recente non si è verificato alcun significativo cambiamento. L’opposizione Cina/Occidente è rimasta pressoché invariata nel tempo e la retorica nazionalista contro “l’imperialismo occidentale” pare acuirsi anziché smorzarsi, rinnovandosi in forme sempre alternative.

E in ogni caso, sempre secondo Elisa Nesossi,

a seguito di tutte le sparizioni arbitrarie di avvocati e attivisti, delle lacunose proposte per la revisione del Codice di Procedura Penale, della reclusione forzata di Chen Guancheng e di Liu Xia, e di alcune ridicole forme di censura mediatica (guai a digitare il termine ‘gelsomino’ su Google!?), il governo cinese non poteva che aspettarsi qualche sferzata dall’Occidente.

Di fatto, il 2011 per molti versi è stato un annus horribilis per gli attivisti cinesi. Già nell’aprile del 2010, su Cineresie pubblicavamo un pezzo intitolato “Tempi duri per le ONG cinesi”, in cui parlavamo di una società civile sotto assedio dopo la stretta morsa del governo sulle organizzazioni non governative che si occupano della tutela dei diritti delle fasce più deboli.

Poi sono arrivati il premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo e i “gelsomini” e la situazione è precipitata ulteriormente, con una serie di arresti arbitrari e sparizioni che hanno coinvolto soprattutto (ma non solo, basti pensare al caso di Ai Weiwei) la schiera degli avvocati per l’interesse pubblico.

In questo particolare momento storico in cui la Cina sempre più spesso viene additata come potenziale salvatrice di un Europa in crisi, il report di HRW ha il merito di riportare al centro dell’attenzione queste realtà. Esiste poi un annoso dibattito tra coloro che ritengono che simili denunce ottengano l’effetto contrario, inasprendo la posizione delle autorità cinesi, e coloro che invece pensano che esse siano utili per mettere pressione sul governo di Pechino e ottenere qualche progresso. Anche questa volta, staremo a vedere gli sviluppi della situazione nella realtà, al di là di ogni retorica e di ogni ideologia.

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