10% Di matrimonio gay e altre amenità
10 Febbraio Feb 2012 1301 10 febbraio 2012

Ikea chiede agli assunti italiani: “Lei è gay?”

La matematica non é un’opinione.
Proprio per questo, la notizia che il 14% dei dipendenti della filiale italiana dell’Ikea si dichiara queer, elegante sintesi che identifica gay, lesbiche, bisessuali e trans, mi ha fatto venire il prurito agli stinchi.
Più del 10%. Sará Ikea la calamita, o la percentuale stranosessuale nella popolazione lavorativa italiana é in aumento?


Il prurito, si sa, é un vero tormento.
Dagli stinchi, é sceso verso i talloni quando ho realizzato che chiedere quale sia l’orientamento sessuale sul posto di lavoro é passato dall’essere politically correct a fashion.
Una moda che soffia dall’estero.
Domanda di lavoro per una multinazionale. Barrare la casella appropriata, prego: sei gay, etero, o non ricordi?


Invasione apparentemente indolore nella tua vita privata, in quanto la risposta entra nel ciclo vitale dei diritti civili gay.
Statistica, notizia, dibattito, iniziativa sociale o societaria, processo legislativo.
Per i dipendenti italiani dell’Ikea il ciclo é appena partito.
Da numero é diventato notizia, e il tassello dell’iniziativa sociale sembra probabile in quanto in Italia l’azienda é socio fondatore di Parks Diversity, associazione che accompagna le imprese nella realizzazione di politiche a favore di tutti i queer senza discriminazione.


Il prurito resta. Arriverá mai all’iniziativa legislativa?

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