Viva l’Italia
12 Febbraio Feb 2012 1107 12 febbraio 2012

Lasciatemi sognare con la schedina in mano: che aspettano per lo stop?

Rincuorante, lo Stato in Italia sa sempre come tutelare il cittadino. Sa sempre come dare il colpo di grazia a quelli più fragili.

L’ultima trovata è la pubblicità della Sisal sul Superenalotto, che ha come sottofondo musicale la storica canzone di Toto Cutugno “L’Italiano”, quella in cui il Toto nazionale chiedeva: “Lasciatemi cantare con la chitarra in mano”.
Siccome i tempi cambiano, al giorno d’oggi sembrerebbe che la massima aspirazione sia “Lasciatemi sognare con la schedina in mano”, nello specifico quella del SuperEnalotto che vanta di avere il jackpot più alto d’Italia.
Insomma, niente di più allettante per chi ha dipendenza patologica dal gioco. Non bastava la spaventosa crescita dell’offerta delle tipologie di gioco d’azzardo, serviva anche uno spot per istigare allegramente e candidamente a giocare.

Nella pubblicità “Lasciatemi sognare con la schedina in mano, un tizio vuole la vigna per produrre il vino, un altro aspira a essere il produttore di un film, poi un ragazzo vuole essere il presidente della sua squadra di calcio, mentre un altro ancora vuole sistemare la sua Compagnia. Come? Non lavorando ma “con un sistema in ricevitoria”. Proseguendo un camionista vuole vincere per regalare un milione a Giulio e uno a Maria. Infine, il penultimo in ordine di apparizione, vuole mettere su una scuderia, e l’ultimo rivolgendosi alla sua fidanzata, che probabilmente non decide nulla, canta “faccio una follia, ti prendo e ti porto via”.
I sogni più accattivanti sono quelli delle donne, frutto di anni di lotte per l'emancipazione. Una donna sogna il parco giochi per i suoi bambini, un’altra nuda e sommersa di schiuma saponata dentro una vasca da bagno vuole champagne ghiacciato a tutte le ore (per fare cosa?!) e la terza vuole dare, sempre ai figli, un futuro splendente. Insomma, è tornata la donna "angelo del focolare".

Ciò che prova un giocatore compulsivo nel vedere uno spot come questo, se lo saranno domandato i committenti e gli ideatori, oppure tutto si giustifica in virtù del dio denaro?
Sui forum del gioco d’azzardo patologico si leggono frasi di sfogo generale che non è umano ignorare. Lucrezia68 scrive:“Sono una giocatrice d'azzardo che vuole smettere … sono riuscita a spendere anche 5.000 euro in un mese...ho usato i miei risparmi...i risparmi di una vita...mi vergogno a dirlo”. Mentre William 76 dice:” Non ce la faccio proprio...sicuramente sono molto debole...per cui mi dico anche dieci euro li devo giocare...e se ho pochi soldi li gioco”. E Memento constata:”Alla fine dei giochi dico non giocherò più, poi il giorno dopo peggio del primo... non ho più speranze”.
Sempre Lucrezia68 mentre parla dei sui tentativi di cura con una psicologa privata, scrive che da noi non esiste un vero servizio pubblico per disintossicarsi.

Che sciocca questa Lucrezia. Perché istituirlo se la raccolta complessiva delle giocate secondo l’Agipro (agenzia stampa specializzata in giochi e scommesse) è pari a più del 3% del prodotto interno del paese e siamo al quarto posto a livello mondiale? Non dimentichiamo poi che con l’introduzione della tassa sulla fortuna, in vigore da inizio anno, il gioco è diventato una gallina dalle uova d’oro per le casse delle Stato: nel solo mese di gennaio Superenalotto, Superstar e SivinceTutto hanno portato nelle casse dello Stato circa 750mila euro con la sola tassa sulle vincite.
Soldi, soldi, soldi.

W l’Italia

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