Iran Ora! – notizie e retroscena da Tehran
12 Febbraio Feb 2012 0005 11 febbraio 2012

Le Barbie non sono un metro di misura

Dopo Barbie, anche i Simpson sono finiti nel mirino del governo iraniano, che li ha banditi dal Paese. I pupazzi che riproducono i protagonisti della popolare sit-com americana sono stati vietati nell'ambito di una campagna contro i valori e i simboli della cultura occidentale. Amessi, invece, Superman e Spiderman in quanto, riferisce il quotidiano riformista Shargh, considerati eroi degli 'oppressi' .

Probabilmente in questi giorni sono state prese decisioni importanti su ciò che avverrà nei prossimi mesi. Il mondo dell'informazione ha cercato di capirci qualcosa (l'ultimo numero di Internazionale e di Limes sono dedicati al sempre più probabile ma ancora evitabile guerra). Se sto rimanendo così tanto in silenzio è proprio perché é difficile tenere il passo degli avvenimenti. Sto controllando le fonti e verificando quali siano le più affidabili, sto leggendo molte interviste e ho una pila di materiale così che aspetta ancora di essere quantomeno sfogliato.

Gli articoli più interessanti naturalmente li trovo su siti anglofoni, ma butto sempre un occhio alla stampa italiana per capire che aria tira, e non ne dobbiamo essere molto soddisfatti. Le testate nazionali a volte si lasciando andare ad articoli di propaganda culturale anti-iraniana che in un momento simile fomentano un odio e un disprezzo di cui il mondo non sente affatto bisogno. Stupisce, poi, se a farlo è anche La Repubblica. Negli ultimi giorni infatti molti hanno deciso di rilanciare la notizia che in Iran sono state bandite le Barbie e i Simpson. Embé? Forse che non sono esistite (ed esistono!) forti resistenze anche in Europa verso certi prodotti? Ultima notizia è che negli Stati Uniti forse verrà ritirata la Barbie tatuata. E ricordate di quando abbiamo chiesto di spostare South Park in orari in cui i bambini potessero non vederlo?

Affrontare questi argomenti in una logica puramente comparativa è sbagliato: rischia di indurci a decidere chi sia meglio e chi peggio. Ciò di cui abbiamo bisogno invece è cercare di comprendere come riavvicinarci, come tornare a tenderci la mano e tornare a lavorare insieme per un futuro di pace e prosperità per tutti i popoli.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook