ManicaLarga
15 Febbraio Feb 2012 1642 15 febbraio 2012

Olimpiadi: il caso di Londra 2012. Spese lievitate e una scommessa da vincere

Tutto secondo programma: tempi e costi rispettati. Anzi no. Il conto finale dei giochi olimpici di Londra 2012 sarà il quadruplo del previsto. O meglio, il decuplo: dai 2,3 miliardi della proposta iniziale del 2005 ai 24 miliardi sbandierati da una recente inchiesta di Sky News. Più che al classico balletto delle cifre siamo insomma alla break-dance. Quindi? Le Olimpiadi di Londra saranno davvero quell'edizione "sostenibile" tanto promessa o passeranno alla storia come esempio d'insopportabile pesantezza per gli erari del vecchio mondo?

Dipende. Rispetto alla prima 'proiezione' i costi sono veramente lievitati. Il governo nel 2007 ha infatti rivisto l'impatto sui contribuenti portando il cartellino a 9,3 miliardi di sterline - cifra che comprende le infrastrutture del parco olimpico, la sicurezza e la polizia. Questa, nel tempo, è diventata la linea Piave delle autorità britanniche. Tanto che, alla recente presentazione degli alloggi costruiti per gli atleti (una cittadella da 2.818 appartamenti), l'amministratore delegato di London 2012 Paul Deighton ha rigettato ogni allarmismo definendo il budget dei giochi "in grande forma". Niente sforamenti dunque. Il concetto è stato ripetuto a Davos anche da Sebastian Coe, presidente del London Organising Committee per le Olimpiadi. Tutto sotto controllo.

A non esserne tanto sicura è però Amyas Morse, responsabile del National Audit Office. "Il governo è fiducioso che gli stanziamenti siano sufficienti ma la coperta è stretta e c'è il rischio concreto che altro denaro si renda necessario", ha detto il dicembre scorso. Ma il vero numero 'monstre' arriva dall'indagine di Sky. L'emittente ha calcolato aumenti "certi" di 2,4 miliardi - controlli anti-doping, straordinari degli autisti della metropolitana, programmi legati al percorso della torcia olimpica, progetti di riconversione - più altri 12 miliardi e rotti se si considerano le migliorie al sistema dei trasporti, la 'fattura' staccata dai servizi segreti nonché quella dell'anti-terrorismo. Quindi in tutto quasi 24 miliardi.

Il ministero della Cultura, dei Media e dello Sport ha smentito con forza questi risultati. "Non è corretto - ha detto un portavoce - aggiungere spese che ci sarebbero state comunque al di là dei giochi. Siamo sempre stati trasparenti sui costi delle Olimpiadi e abbiamo gestito con rigore i finanziamenti per far sì che l'esborso rimanesse all'interno dei 9,3 miliardi stanziati". "Altri investimenti sono piovuti sui giochi perché si pensa sia un buon modo per spendere il denaro", ha precisato Deighton. "E' una cosa positiva: io la vedo come una grande opportunità per investire nel futuro della città". La differenza, insomma, sta nello spendere con cognizione di causa, per finanziare progetti a lungo termine e non sprechi fini a se stessi.

Ecco allora che, stando al sindaco di Londra Boris Johnson, la Olympic Park Legacy Company (la società costituita con lo scopo di gestire l'eredità dei giochi olimpici) "ci ha permesso di scavalcare ogni altra città ospite nella gara per assicurare il futuro degli impianti ancora prima che sia dato il via alle competizioni". Se si esclude lo stadio olimpico, al centro di una battaglia legale tra i club West Ham e Tottenham Hotspur, quasi tutte le altre strutture hanno infatti già trovato un custode. Il comune ha poi appena creato una sua società, la Mayoral Development Corporation, "per creare migliaia di posti di lavoro così da continuare a cambiare la vita delle persone anche quando i giochi saranno finiti". Il parco olimpico sorge infatti nell'area più trasandata dell'East End londinese e la scommessa degli amministratori è quella d'innescare un ciclo virtuoso che si autoalimenti. Col turismo, ad esempio. "Crediamo di poter generare 2,5 miliardi di sterline nei tre anni successivi ai giochi", ha detto il ministro della Cultura Jeremy Hunt.

Il caso britannico mostra insomma due verità in un colpo solo. I costi delle Olimpiadi aumentano sempre, anche in paesi dove la catena di comando è corta e l'attenzione per le risorse pubbliche tradizionalmente alta. I giochi, allo stesso tempo, costituiscono una risorsa impareggiabile per creare "massa critica" e indirizzare gli investimenti - sia pubblici che privati - verso un piano condiviso. Che, ovviamente, più è organico più riesce a sostenere la crescita. Londra in poche parole ha usato la scusa dei giochi per rigenerare un intero blocco della città ormai dato per perso. Nel mentre ha cercato di progettare le nuove infrastrutture non come opere fine a se stesse - l'expo di Siviglia docet - ma come risorse per la città che verrà.

In sintesi: i giochi costano e prevedere al centesimo quanto è impossibile. L'esercizio - grandi investimenti pubblici 'compensati' in parte da ritorni garantiti dall'importanza dell'evento - ha certamente un senso - lo testimonia l'esperienza di Barcellona '92 - purché non si cada nella trappola dell'impatto zero sull'erario. Se il dossier s'ingarbuglia il rischio è di finire come Atene 2004: spese impazzite, ritorni magri, insostenibilità sul lungo periodo. Il governo italiano in questo momento ha evidentemente giudicato che Roma 2020 puntava più verso un'avventura greca che una scommessa inglese.

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