Women must go on…
15 Febbraio Feb 2012 1019 15 febbraio 2012

Sanremo 2012: C’era un ragazzo che ormai è un nonno.

Chiedo scusa in anticipo se mi improvviserò critica televisiva, ma dopo aver iniziato l'analisi di Sanremo con famoso servizio del Tg1 di Mollica, non posso esimermi dal commentare la prima serata del Festival 2012. Devo essere innanzitutto sincera: ho visto solo l'apertura e la seconda parte della serata, perdendomi il tanto atteso Celentano. Con molta onestà, per quel che mi riguarda, penso che ne avrei potuto vedere ancor meno: mi è sembrato un programma nostalgico di un'epoca che, spiegatelo a Morandi, è passata da decenni, l’epoca dei primi varietà, quella che solitamente chiamano della televisione di qualità.

Non che voglia offendere nessuno, ma ho avuto la sensazione di stare a osservare marionette (uomini e donne sia chiaro) standardizzate e stereotipate. Mi spiego: Morandi l'ho percepito affetto dalla sindrome Italia borghese anni ‘60-‘70, Vincenzo Papaleo appariva (nella mia testa malata!) come una macchietta di fantozziana memoria, con la lingua di fuori al sentir pronunciare la parola 'donna'. Che dire poi dell'entrata delle supplenti di Ivana Mrazova: tanta, tanta tristezza! Una scenetta delle più stereotipate: due donne che con fare ammiccante e offeso cantano un 'Lei dov'è?' (sulle note di Renato Zero), la rabbia di essere state sostituite o con malignità potremmo dire rottamate! A voler essere giusti, però, bisogna ammettere che Belén Rodriguez se la sia cavata meglio di Elisabetta Canalis, ma il 'musical' di entrata, no non posso proprio promuoverlo!

Il bello è arrivato poi con la telepromozione del Dash: lì gli autori dello spot hanno voluto cercare di riesumare addirittura il Carosello. Il famoso doppio fustino offerto al posto di un solo Dash non tramonta mai, solo che, se proposto ironicamente e in chiave moderna da De Luigi, forse, fa quasi ridere, ma Morandi e la signora (con tutto il rispetto necessario) e soprattutto lo slogan 'Dash aiuta le mamme!', mi sembravano irreali: fotocopie caricaturali di un tempo davvero lontano in cui dire mamma era dire donna!
Oggi non è più così e gli ideatori dei testi ne sono più che consapevoli, ma ho un sospetto: ho paura che abbiano usato sempre e solo la parola ‘mamma’ proprio per non dire ‘donna’, poiché dopo il caso Mrazova sarebbe stato come mettersi sul ciglio di un burrone. Hanno tentato di indorare la pillola facendo leva sul cuore 'mammone' degli italiani. Di una mamma non ci si offenderà di certo, la mamma, la casa, la famiglia, persino il bucato steso fuori in giardino, (che poi chi ce l'ha più un giardino ormai!) sembrerebbero essere note dolci e rassicuranti per gli italiani.

Peccato che si siano dimenticati che qui, nel Bel Paese, oggi diventare mamma per scelta e con raziocinio (facendo valutazioni sulla possibilità di mantenere i figli) è piuttosto difficile e che essere casalinga, spesso, sia conseguenza dell’essere disoccupata (perché, vi informo, che la stragrande maggioranza delle donne lavora!). Casa e famiglia, poi, sono concetti ben diversi da quelli proposti dallo spot: la casa per un giovane è un miraggio, la famiglia, infine, che ci piaccia o no, è un concetto in divenire assolutamente non schematico. Risponderei, quindi, ironicamente: mamme tranquille che sarà mai se in Italia non c'è welfare, Dash vi ha sempre aiutate e continuerà a farlo!

Non so, forse ho solo fatto un sogno, sicuramente ciò che affermo è opinabile e sarà smentito da esperti pensatori, qualcuno, poi, dirà che non capisco nulla, ma ieri mi sentivo per metà corpo spettatrice in 'bianco e nero', mentre l'altra metà si divincolava tra gli anni ottanta e la modernità di Striscia (mi riferisco a Papaleo e alle vallette-veline).
Se è vero che gli anni bisestili non portano tanto bene, Morandi e Co. potrebbero anche rischiare di riprovarci il prossimo anno: quasi quasi, spererei che i Maya avessero ragione!

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook