Stefano Grazioli
Gorky Park
20 Febbraio Feb 2012 0828 20 febbraio 2012

Quarto Potere (German Version)

Le dimissioni del presidente tedesco Christian Wulff hanno dimostrato tante cose. In questi giorni ognuno ha detto la sua, con i soliti paragoni più o meno seri tra Italia e Germania, il modo di reagire dei politici di Roma e Berlino di fronte agli scandali piccoli e grandi, le riflessioni su cosa sia corruzione e cosa siano semplici favori ad amici, i rapporti tra etica e politica, l’efficienza dello stato di diritto, il ruolo della magistratura et similia.

Ciò che è stato poco o per nulla evidenziato è che a questa conclusione non si sarebbe arrivati se certi giornalisti non avessero fatto bene il loro lavoro. Quello di ricercare, indagare, leggere nelle pieghe, non accontentarsi delle mezze risposte: quello insomma che si chiama giornalismo investigativo di qualità (da non confondersi con quello pilotato spandifango che ha altri scopi) e che in Germania è ancora ben praticato.

La funzione di critica e verifica che i giornali e tv tedesche esercitano (anche il servizio pubblico targato Ard e Zdf che ha in palinsesto ogni giorno trasmissioni alla Report, tanto per fare un paragone, con la differenza che sono considerate la normalità) è davvero quella del Quarto potere, non abituato a piegarsi ai desideri del Palazzo: il cane da guardia abbaia, se è il caso azzanna, e obbliga poi a retrocedere.

Il passo indietro di Wulff non è stato semplicemente il risultato di un duello quasi personale tra Bild Zeitung e l’ex inquilino di Schloss Bellevue (dopo il la del tabloid di Amburgo un po’ tutti hanno sguinzagliato i loro segugi), ma ha dimostrato come la politica sia davvero soggetta al controllo dei media, che mai hanno rinunciato a questo compito, mantenendo forza, rispetto e credibilità.

I mezzi di comunicazione di massa in Germania hanno in definitiva fatto il loro dovere, lo stesso a cui la maggior parte di quelli italiani ha rinunciato molto tempo fa, insieme a quello di informare e formare la società. Se non c’è un bel bulldog, temuto e rispettato in tutto il quartiere e pronto ad abbaiare e azzannare è normale che anche chi sia pizzicato a fare i porci comodi non faccia una piega. E il popolo gregge si adegui, considerando tutto inevitabile.

Lo Spiegel, che due anni fa aveva titolato alla vigilia del voto “Il presidente migliore” mettendo in prima pagina il ritratto di Joachim Gauck, alla fine ha avuto ragione.

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