Marchionne veste Prada
22 Febbraio Feb 2012 2026 22 febbraio 2012

Oltre il circo c'è (molto) di più. La prima giornata di Milano moda donna guardando un abito da vicino.

Sono le 9 e tutto va bene: le sfilate della prima giornata di Milano Moda Donna si sono chiuse (tutte e 8 quelle in calendario, 11 con gli outsider) e si fanno i primi bilanci di una kermesse che a Milano porta gente, soldi e compratori.

Un bel circo, non c'è che dire: Anna dello Russo che da Gucci indossava un cappellino di paillettes stile torero Camomillo; Morgan che ha fatto il dj da John Richmond e ha spaccato i timpani a un parterre intero di persone; un gruppo di photoblogger che pur di fotografare un "non so chi sia ma è vestito in modo improbabile" hanno schivato per un pelo il tram numero 9 in piazza Oberdan.

Nella foto: la folla fuori dalla sfilata di Gucci, in piazza Oberdan

n bel casino, anche: mezz'ore in macchina/navetta nonostante l'Area C (ho scordato di fare l'abbonamento a Bikemi, ahiahiahi), mezz'ore di attesa nell'attesa che una sfilata cominci, per poi correre all'altra.

Nel pomeriggio ho avuto però un intermezzo educativo: sono stata nello showroom di un marchio che sfilerà domani a vedere la collezione in anteprima. La stilista non era ancora arrivata e così mi sono messa a guardare i capi con i ragazzi dell'ufficio stile: loro sono quelli che a conti fatti costruiscono gli abiti, supervisionati dal direttore creativo, ma li seguono dall'idea alla spedizione in location, ultimo passaggio che veniva messo a punto proprio mentre ero lì. Persone che non appaiono di solito, ma grazie alle quali nasce la collezione.

Mi hanno spiegato con passione i tessuti, i punti di ricamo. Mi hanno fatto vedere come sono cucite le perle su un vestito, come è tagliato un abito, mi hanno fatto sentire quanto morbido o leggero o resistente può essere un tessuto. Non che non mi sia mai capitato tutto questo, intendiamoci. Ma oggi nel frullatore di una giornata di sfilate questo episodio mi ha fatto pensare: l'immagine di una collezione di moda che spesso emerge dai report dei giornalisti, dai servizi tv e dalle foto dei blogger è riduttiva. Così come è riduttivo, cinque mesi dopo la presentazione della collezione in passerella, il metodo con cui si va ad acquistare un capo: il mi piace regna sovrano, come su Facebook.

Per valorizzare quella grande industria artigianale che è la moda italiana, però, bisogna davvero cominciare a guardare oltre. E ad apprezzare il lavoro che una sarta di Carpi ha fatto cucendo a mano cristalli su un abitino.

Io in compenso - che predico bene ma razzolo malissimo - oggi avevo indosso un abitino di zara 100% poliestere, che dopo 12 ore di lavoro serrato (con n spostamenti), ora vanta: un filo tirato verticalmente proprio in mezzo alla gonna (olè); l'orlo dietro che si sta scucendo; uno strappo sulla manica destra.

Poi non dite che i giornalisti di moda non vanno in guerra.

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