Mambo
28 Febbraio Feb 2012 0926 28 febbraio 2012

Frati e gli altri: l’università non è cosa loro, Monti faccia qualcosa

Gian Antonio Stella rilancia oggi sul “Corriere” la saga della famiglia Frati. Luigi, il capofamiglia è rettore della “Sapienza” di Roma ma la sua principale caratteristica è di aver sistemato tutti, dico tutti, i suoi familiari nelle cattedre di Medicina e Chirurgia anche quando avevano lauree di altro tipo, ad esempio sua moglie, laurea in lettere, in cattedra con storia della medicina, la figlia, laurea in giurisprudenza, insegna invece medicina legale. Ma è il figliolo prediletto, professor Giacomo, la pietra dello scandalo sollevato da Gian Antonio Stella e prima di lui da alcuni sindacati medici. Il giovane Frati è titolare di cattedra in cardiochirurgia al Policlinico di Roma in una struttura di pronto intervento molto specializzata. Solo che l’erede del rettore non ha quasi mai operato. Per qualche tempo ha lavorato in una casa di cura convenzionata con la regione a Latina dove, per sua diretta ammissione, ha fatto pochi interventi, con altissimo quoziente di mortalità, e soprattutto dove ha fatto tirocinio, lui e la sua equipe, anche’essa a digiuno di cardiochirurgia, esercitandosi sui manichini.

Da quando è a Roma Giacomo Frati non mette mano su pazienti, secondo la denuncia di un sindacalista. Lo scandalo è doppio. In primo luogo c’è la minaccia reale per i pazienti che viene da un chirurgo non praticante che dirige una struttura specializzata in cose difficili. In secondo luogo c’è lo scandalo di una carriera lampo mentre ci sono in Italia fior di giovani cardiochirurghi con lunghi stages negli Stati uniti, ad esempio a Cleveland, che non riescono a trovare una sistemazione e spesso sono costretti a immaginare una loro carriera fuori dall’Italia. E’ una storia eccezionale di nepotismo’? Non è una storia eccezionale. Le università italiane sono piene di figli d’arte, alcuni anche bravi, alcuni anche figli di ministre e ministri attuali, che hanno bruciato le tappe con concorsi gestiti amichevolmente e carriere garantite fino alla cattedra. Luigi Frati è l’esemplare più emblematico di questo strapotere della casta universitaria. Ma se giriamo in altre Università, nel Sud a Bari ci sono stati casi altrettanto clamorosi, troviamo molti suoi epigoni.

Tuttavia Luigi Frati non è un anonimo barone universitario. Vicino alla Cisl nei primi anni della carriera, dato per affiliato al centro-sinistra è stato sul punto di diventare ministro del governo tecnico di Mario Monti. Si dice che nelle prossime elezioni politiche potrebbe essere eletto nelle file del Terzo Polo. In tutto questo suo cursus honorum, che lo ha visto blandire e a sua volta blandito da potenti e politici che vanno per la maggiore, non si è mai trovato di fronte a qualcuno che gli ha chiesto come giustificasse questa invasione familiare della facoltà di medicina di Roma. Quello che più colpisce non è solo la sua sfrontatezza ma la assoluta mancanza di controlli e di critica che ha favorito un egemonia così feroce sull’università della capitale a fronte di risultati disgraziati della sua prole. Frati non accenna a dimettersi. Né lo fa suo figlio. Eppure lo scandalo è talmente grande che il governo e le forze politiche dovrebbero costringere Frati e la sua famiglia a fare un passo indietro e al tempo stesso si impone un’indagine seria, magari attraverso una commissione parlamentare, sul nepotismo nelle Università per cacciare coloro che occupano posti ottenuti per via parentale. Non si possono chiedere sacrifici agli italiani, parlare di rinunce a famiglie con figli disoccupati e lasciar correre le vicende di baroni universitari che considerano l’università come cosa propria. Ovvero come Cosa Nostra.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook