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29 Febbraio Feb 2012 1441 29 febbraio 2012

Tribunali al collasso, ma il Parlamento rinvia ogni riforma

Il Tribunale di Belluno è al collasso. Da lunedì scorso tutte le udienze civili sono state spostate a date successive al 16 aprile. Quarantacinque giorni di stop per consentire ai tre giudici superstiti di smaltire gli arretrati e riorganizzare il calendario. Da quasi dieci anni, ossia da metà del 2003, la sezione civile di Belluno lavora a organico ridotto almeno di una unità. Da un anno mancano invece due giudici su cinque. La notizia non è sorprendente, per lo meno se si tiene conto del contesto in cui versa la giustizia in tutto il Paese. In base alla legge 181 del 13 novembre 2008, in totale in Italia mancano 1.409 magistrati.

Il 15 febbraio scorso il Parlamento ha convertito in legge il decreto sulla giustizia civile. Un decreto svuotato della norma che avrebbe reso più agile e veloce il lavoro dei 6.326 magistrati giudicanti italiani (fonte CSM). Nel suo iter tra commissione e aula, infatti, il provvedimento è stato alleggerito della norma che dava la possibilità al giudice di fornire la motivazione della sentenza in forma orale, salvo espressa richiesta delle parti.

Così, allo stesso tempo, gli organici dei giudici sono largamente incompleti e il Parlamento si ostina a bloccare qualsiasi riforma, per quanto minima, in grado di rendere più spedita la giustizia civile. Se a questo sommiamo che in Italia viene annualmente iscritto a ruolo un numero superiore al doppio di cause civili rispetto alla media europea (nel 2008 sono state 4.768 ogni 100 mila abitanti in Italia contro 2.203 della media europea) e che il budget pubblico per i tribunali è lo 0,18% rispetto allo 0,24% della media europea (fonte Cepej), non sorprende che ci siano tribunali che letteralmente chiudono per soffocamento. Proprio come stanno sperimentando in questi giorni i cittadini della benestante Belluno.

Signor Rossi

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