Gengis
1 Marzo Mar 2012 1045 01 marzo 2012

"Più imposte indirette", Monti fa proposte di destra ma la sinistra sta zitta

Repubblica, oggi. Monti. “Cambieremo il fisco con più tasse indirette”( In realtà Lui ha parlato di “graduale spostamento dell’asse del prelievo dalle imposte dirette a quelle indirette”, ma transeat).
E’ una rivoluzione copernicana. O meglio un ritorno al Grande Galantuomo del passato. Quintino Sella. Il pareggio di bilancio; e poi la tassa sul macinato, che come imposta non poteva essere più indiretta (all’epoca passò pure la legge Pica, ma c’è ancora speranza).
Dice il padrone che di per sè gli può anche piacere. Lui è benestante.Però si stupisce del silenzio. Giusto un virgolettato sotto i titoli per la Costa e quelli per No Tav, e nessuna apparente non dicesi opposizione ma almeno richiesta di chiarimento sbattuta in prima pagina. Eppure per gli eredi di quella che una volta si chiamava “sinistra”, socialdemocratici d’Europa compresi, il principio sarebbe stato pura eresia. E se un qualunque altro Presidente del Consiglio postbellico l’avesse enunciato cosi’ secco, i comunisti d’Italia gli avrebbero fatto crollare la piazza in testa che nemmeno con Tambroni. Il prelievo fiscale o era progressivo o era ingiusto; o almeno così si insegnava. Tutti così convinti che i Costituenti ci fecero persino un articolo della Costituzione, ammesso che ci sia ancora qualcuno che se la legge (laddove nel caso all’art.53 troverebbe che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”). E la tassazione indiretta è la negazione stessa della progressività. O no?
Oddio qui ci sarebbe da vedere come vuole cambiarlo concretamente, il fisco. “Più imposte indirette” può voler dire giusto più imposte indirette; o anche in contemporanea meno imposte dirette. Se mettendo l’IVA al 90% sullo champagne millesimato ti finanzia l’abbassamento del primo scaglione d’imposta sui redditi in punto di progressività del combinato chapeau. Ma se come è già successo ti aumenta le accise sui carburanti senza abbassare niente introduce imposizione giusto regressiva; che ne è colpito (più che) proporzionalmente di più chi già faceva fatica a fare il pieno. E se mi abbassa lo scaglione ma per effetto dell’aumento dell’IVA su pane e vino io spendo di più di quanto mi fa risparmiare forse al netto non è vero che mi ha proprio abbattuto il carico fiscale; mentre è storicamente vero che i progressivamente meno colpiti dall’aumento del pane sono i consumatori abituali di brioches.
Insomma se sei più o meno erede della sinistra che pensava che lo Stato serve (anche) a redistribuire e a magari ad occuparsi per tutti di case, scuole ed ospedali il ritorno di San Quintino dovrebbe un po’ preoccuparti. Poi per carità c’è la crisi, e siamo responsabili, e vediamo come articola il principio che magari riesce a usarlo per fare equità, e comunque saremo guardiani della Costituzione. Va benissimo. Però alzate la mano e fate se non riserva almeno domande. Che sennò viene il dubbio che sia la sindrome del 2013. Il timore che dopo avere perso tutte le elezioni possibili vi capiti infine di vincere proprio quella sbagliata. Che se vi succede, è bello poter dire che le lacrime e il sangue li ha cavati quello prima, e voi potevate solo subire.
Sarebbe giusto la storia che si ripete. La prima volta che una (sedicente) sinistra andò al Governo, il buon Depretis la tassa sul macinato, almeno per un po’, se la tenne ben stretta.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook