Jacopo Tondelli
Post Silvio
1 Marzo Mar 2012 0927 01 marzo 2012

Un Pasolini anti-Tav? Esiste, e lotta insieme a loro

Ogni volta che c’è uno scontro di piazza o di campo, ogni volta che da una parte c’è la polizia e dall’altra i manifestanti, ecco che torna sulla bocca di tutti il Pier Paolo Pasolini di Valle Giulia. Ci si dimentica, o si ignora sempre, un Pasolini fiero nemico dei cambiamenti climatici e del paesaggio, l’intellettuale spaventato dall’industrializzazione, l’uomo del Nordest profondo che definiva le lucciole un ricordo straziante. Un ricordo spazzato via dall’industria che si mangiava le campagne, che consentiva agli operai (fino a ieri contadini accompagnati dalla scabbia) un nuovo tenore di vita, la lavatrice, poi il bagno in casa, poi la macchina magari. Ma che deturpava la terra delle origini, in nome del progresso. Anzi, avrebbe detto lui, “in nome dello sviluppo”. Guardate questo ficcante passaggio televisivo per credere.

Con questo documento, ovviamente, non voglio dire che Pasolini “sta con i no-tav”, ma solo provare a smontare la retorica che lo schiera senza troppi patemi dall’altra parte. Pasolini era figlio del suo tempo, della sua cultura, della sua terra e delle sue (tante e geniali) contraddizioni. Pasolini, forse, avrebbe difeso le lucciole della Val di Susa dalla Tav, e io non sarei stato d’accordo con lui. O anche, avrebbe difeso dagli insulti del militante no-tav le forze dell’ordine, e allora sì che sarei stato d’accordo con lui. In un caso e nell’altro, ci interroga la forza di una figura così moderna che, ancora in vita, rivendicava la totale diversità dalla modernità. Tanto moderna che, ancora oggi, l’intellettuale più recente che troviamo, quando abbiamo bisogno di qualcosa da strumentalizzare, resta lui.

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