Fuoriserie
1 Marzo Mar 2012 0826 01 marzo 2012

Uomini alpha, testosterone a mille, sangue a fiumi: memorabile episodio di Spartacus

E' da venerdì scorso, da quando negli Usa hanno trasmesso la quinta puntata della seconda stagione di Spartacus (Spartacus Vengeance), che non faccio altro che pensarci. Che puntata! Era tempo immemore che non mi emozionavo così tanto per un episodio televisivo. Sarà che non mi aspettavo arrivasse da Spartacus, che per quanto mi piaccia, era partito un po' in sordina in questa stagione. Vuoi che il nuovo Spartacus con quel visino da ragazzino immaturo non convince totalmente, vuoi che l'assenza del povero Andy Whitfield si fatica a digerire. A tutto questo si sommano alcuni dettagli poco convincenti (Mira che vuole fare "la guerriera" e una Nevia sempre e comunque in lacrime, mo' l'abbiamo capito che la situazione è precaria, ma bbbasta).

E invece il rullo di tamburi è stato frastornante. E nel suo caos, incredibile. Puntatone, non c'è che dire. Perché Spartacus è l'unica serie che unisce (e lo fa con gran classe) non solo le 3 S canoniche (Sesso, Sangue, Soldi) ma ci aggiunge anche le altre 2 che il marketing moderno ha dimostrato (e continua a dimostrare) che funzionano, ovvero Spettacolo e Sport, che poi è il significato intimo dell'arena (la Sabbia, Sand, altra S).

E, lungi da quanto si possa pensare, non sono le scene di sesso a rendere incredibilmente hot questa serie, quanto piuttosto la presenza di questi uomini alpha, perfetti, forti e tutti un po' dannati. Spartacus, Crixus, Gannicus, Enomao sono tutti uguali: bellissimi, scolpiti, agognati da tutte le donne (Ilithyia, che se ne dica, continua a risognare la notte in cui "per errore" è finita a giacere con Spartacus stesso, Lucretia fatica a sopportare la vista di Crixus, il burbero gladiatore gallo che le ha distrutto il cuore). E' che il testosterone, in questa serie, trasuda in ogni angolo. Poi c'è il sangue, eccessivo, brutale, degno dei migliori splatter: ma funziona perché reso inoffensivo dalla tecnica narrativa. Gli schizzi inondano la telecamera come una chiazza rossa in un fumetto: l'impronta della graphic novel rende meno doloroso il significato del sangue e lo rende un elemento di decoro di questa serie.

L'entrata in scena di Gannicus riscalda l'atmosfera. Eh sì, c'era mancato. Perché per chi ha seguito la serie il nuovo Spartacus appare a tutti gli effetti un personaggio nuovo (non tanto perché è cambiato l'attore, ma perché erra senza un fine preciso, non ha il diavolo in corpo come all'inizio della prima stagione quando lottava per la moglie Sura) mentre Gannicus è il volto noto che aspettavamo. E poi c'è la trama, che finalmente può iniziare a seguire la Storia: Enomao, Crixus, Spartacus, insieme, a capo del gruppo di ribellione, che si rifugiano ai piedi del Vulcano e iniziano ad addestrare gli schiavi liberati.

Ci provano altre serie a copiare i punti cardini di Spartacus, ma con confronti che le vedono uscire sempre perdenti. Sesso sangue e soldi (che sono scopiazzate in Nip&Tuck, nei Borgias, in Game of Thrones - per quanto quest'ultima fatta molto bene) da sole non bastano. Devono essere ben intrecciate e non aver paura di azzardare. Cosa che Spartacus fa. Azzarda. E vince. Almeno per me.

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