Il Bureau
3 Marzo Mar 2012 0941 03 marzo 2012

Italia, addio/arrivederci



A volte i luoghi ti prendono in prestito sapendo che un giorno ti restituiranno al tuo destino. Per questo non si affezionano molto, ti fanno andare via rimanendo immobili e ostinati nel far somigliare un giorno a un altro piuttosto che a quello in cui parti. Ti lasciano intendere che nulla è cambiato e che sei tu quello diverso, quello a cui le cose non stanno più bene.
Della tua partenza hanno sempre avuto il sospetto e da ciò il distacco che tante volte ti è parso di percepire. Tu del resto hai sempre immaginato come sarebbe stato andartene e celebri questa liturgia con la teatralità solenne di chi sa di partire per non tornare. Eppure, quando te ne vai, lo fai senza guardare indietro, con lo stomaco che stringe e il passo affrettato da quell’impeto che senti quando hai la pericolosa impressione di agire con la benedizione della fortuna e quindi al riparo dal buon senso.

Quando ho lasciato l’Italia ho cominciato da Perugia. Se chiudo gli occhi e penso a Perugia, quella mia e di nessun altro, la vedo da lontano da una cunetta su a Montevile. Poi vedo Castel del Piano e una distesa verde che cammini mezzobusto. Quella notte per il corso che c'ero solo io ed ero felice, quella in cui ero sempre solo ma con la morte in cuore.

La topografia dell'anima tende a prendere le sembianze dei luoghi in cui si vive ed io mi sentivo un po' come lei quando, arroccato su una collina attaccata da un vento vorace, ho deciso di andare in una parte d'Europa dove il cielo è capace di dispensare solo cose fatte a metà. Con una storia simile a quella di molti che hanno voluto pensare la realtà meno rigida di come la mente spesso ce la presenta, ho lasciato una città che mi ha accolto in modo quasi ostile, come se temesse volessi approfittarmi di lei. Mi ha fatto crescere e poi mi ha lasciato andar via con indifferenza, senza darmi il minimo segno di volermi tenere con sé, senza volermi rendere indietro un po’ di quello che le ho dato. Come se tra noi non fosse accaduto niente.

Ora sono ad Amsterdam e sì, torno a Perugia ogni tanto e sì, un po' in effetti mi manca e no, forse neanche tanto perché poi qui lavoro e vivo, ironicamente, con perugini.
Sono diverso ora che ho conosciuto una città che mi vizia e coccola. Per carità, lei non sa niente del mio passato, ci mancherebbe. Anzi non deve neanche immaginare che Perugia esista, non deve essere minimamente sfiorata dal presentimento che io mi porti dentro il segno impresso da un'altra. Lei è fatta di liquida attitudine a reinventarsi continuamente, non sopporta certe colpevoli nostalgie. Posso dire che stiamo benissimo e la nostra vita insieme s'intreccia armoniosamente.

Solo alcune sere, in tarda primavera, quando per una congiura dei sensi mi pare di essere altrove, mi vede chiudere gli occhi e respirare profondamente accennando un sorriso dolce. Quando questo accade mi tira subito una curva improvvisa, riapro gli occhi e continuo a pedalare dicendole che no, non è niente, non ti preoccupare, continuo a guardare avanti. Fino a quando, per un colpo di fulmine o un ritorno di fiamma, non dovrò tornare al mio destino.

Andrea Staiano

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