ITALIABILITY
7 Marzo Mar 2012 1513 07 marzo 2012

Il fallimento della Lega è la vera minaccia per il federalismo

Secondo molti commentatori e addetti ai lavori, la crisi economica comporta il rischio di ritornare a un centralismo di vecchio stampo. Il governo Monti sarebbe l’espressione più alta di questo rischio. Hanno ragione, non v’è dubbio che questo rischio esista. Nessuno in Italia però, può sinceramente affermare di aver percepito il benché minimo cambiamento per effetto del federalismo fiscale: non il semplice cittadino, non l’impresa, ma neanche il Comune o la Regione. Tanto meno nelle tre Regioni del Nord che “mantengono” il resto del Paese. E’ in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto che la Lega ha mancato completamente il proprio ruolo di rappresentanza politica. Lo ha fatto scambiando gli interessi di questi territori per pure posizioni di potere. Lo ha fatto autorizzando l’aumento della spesa pubblica improduttiva, chiudendo un occhio sull’assistenzialismo al Sud ed entrambi sui generosi assegni che lo Stato riserva alle Regioni a Statuto Speciale. Il demerito principale del partito di Bossi è rilevabile, però, nell’incapacità di far capire al resto del Paese che la responsabilità e il federalismo erano e sono nell’interesse di tutti,

Di federalismo si discute e si dibatte in Italia da almeno 20 anni. La riforma costituzionale del 2001 ha introdotto il regionalismo ed è la base sulla quale oggi governano le nostre Regioni. Cassata la devolution da un referendum confermativo nel 2006, tre anni più tardi è stato avviato il cosiddetto “federalismo fiscale”. Fortemente voluta dalla Lega, questa riforma è stata in verità più una bandiera da piantare nel campo elettorale che un processo riformatore degno di tale nome. Mancavano allora e mancano tutt’oggi i presupposti perché la spinta federalista potesse andare oltre lo steccato dei partiti.

Molti esponenti della Lega ribadiscono apertamente il fallimento del progetto federalista. Eppure, un modo per salvare il federalismo c'è. Come stiamo sperimentando da mesi, la Germania richiede severi paletti economico-finanziari agli altri partner europei - perché sono i tedeschi a garantire il debito dell’eurozona. Allo stesso modo Lombardia, Emilia Romagna e Veneto dovrebbero esigere una sorta di “Golden Share” da esercitare nei confronti delle rimanenti Regioni e Province autonome. Tra gli impegni da inserire nella Golden Share ci dovrebbero essere i limiti invalicabili di spesa pubblica pro capite.

E’ questo il federalismo della responsabilità al cui appuntamento la Lega non ha saputo arrivare puntuale, anche e soprattutto per i limiti culturali della propria classe dirigente. I leghisti indugiano volentieri su improbabili riti celtici e su un folklore valligiano, foriero tra l’altro di ulteriore spesa pubblica, ma hanno ridotto le ragioni del Nord a mera macchietta.

In Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, non servono capipopolo che fanno rivendicazioni populiste, ma una classe dirigente in grado di rappresentare con la forza della serietà e della responsabilità gli interessi di quella che continua a essere l’area più dinamica e produttiva dell’Italia. Dobbiamo infatti essere tutti consapevoli che se la crisi affonda l’economia di queste regioni, sarà il Paese intero ad andare sott’acqua.

Signor Rossi

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