Fatti di Scienza
8 Marzo Mar 2012 0907 08 marzo 2012

8 marzo: gli uomini sono geneticamente più aggressivi?

Oggi, 8 marzo, le riflessioni sulle donne abbondano ovunque. Perfino nelle riviste scientifiche, che sempre più sembrano rispondere al richiamo dell’attualità sociale e giornalistica. Per esempio, per ricordarci che se siamo più buone e meno aggressive dei nostri compagni XY, lo dobbiamo al nostro patrimonio genetico.

Ci sono ricerche che a leggerle viene quasi da sorridere, anche se con una certa amarezza. Da anni ormai si cerca nei nostri geni la risposta a tante, decisamente troppe domande. Sappiamo bene che la genetica dice molto di come siamo fatti, non solo fisicamente, ma anche delle capacità, delle propensioni, a volte della base di alcuni comportamenti. Ma voler sempre individuare il gene che ci rende timidi, allegri, estroversi, egoisti, solitari, socievoli, attraenti o respingenti è un approccio alla genetica che non ci sentiamo di condividere. E che peraltro è piuttosto datato. Il completamento della sequenza del genoma umano, più di 10 anni fa ormai, ci ha insegnato che la maggior parte delle funzioni biologiche è complessa e regolata da più geni che interagiscono anche con l'ambiente, fisico e culturale, lo stile di vita, l'alimentazione, etc etc. Insomma, la storia è assai più complicata ed è difficile stabilire un rapporto causa-effetto tra la presenza di un gene e un comportamento conseguente.

Per questo la pubblicazione proprio oggi del lavoro di due ricercatori australiani, Joohyung Lee e Vincent Harley del Prince Henry's Institute di Melbourne, sulla rivista scientifica BioEssays ci lascia perplesse. Secondo quanto dicono Lee e Harley, infatti, gli uomini sarebbero più aggressivi delle donne per via di un gene chiamato SRY che si trova sul fatidico cromosoma Y, quello squisitamente posseduto solo dal genere maschile. Il gene in questione regola lo sviluppo dei testicoli nella fase prenatale e svolge quindi un ruolo determinante nello sviluppo della mascolinità.

Ma, dicono Lee e Harley, lo stesso gene produce anche delle proteine, nello specifico neurotrasmettitori del genere catecolamine (tra cui l'adrenalina), cioé dei segnali che sono stati individuati non solo nel cervello umano ma anche in una serie di altri organi, come il cuore, i muscoli, i polmoni.

I due autori suggeriscono dunque che il gene SRY gestisca la capacità dell'organismo maschile di rispondere (piuttosto male, evidentemente, perlomeno in molti casi) allo stress inviando segnali ai vari organi del corpo dove inducono aumento del battito cardiaco e dei movimenti muscolari, respiro pesante e tutte le altre reazioni che preludono a una risposta aggressiva.

La risposta allo stress è molto studiata in tutti gli animali e non solo nell'uomo, ed è generalmente descritta come reazione fight-or-flight, quindi combatti-o-scappa. Ora, concentrandosi sul genere umano, i due ricercatori australiani propongono che la reazione fight-or-flight sia più tipicamente maschile e associata appunto alla presenza e all'attività del gene SRY. Nelle donne, invece, la presenza di estrogeni e altre sostanze coinvolte nella gestione del dolore fisico attenuerebbe la risposta fight-or-flight in favore di una definita tend-and-befriend, improntata alla cura e all'empatia nei confronti del proprio gruppo sociale di appartenenza.

E' chiaro che la ricerca pubblicata su BioEssays si limita a descrivere reazioni fisiologiche che possono avere una base genetica. Ma le implicazioni e le ricadute sono intuibili, e discutibili, fin dal comunicato stampa che accompagna la pubblicazione scientifica. Il titolo «Men respond more aggressively than women to stress and it's all down to a single gene» rischia di fare piazza pulita di tutti gli studi in ambito antropologico, culturale e sociale, del lungo e complicato lavoro di chi cerca di affrontare il tema della violenza gestendolo attraverso pratiche educative e percorsi di crescita culturale, costruendo una consapevolezza attorno ai meccanismi familiari e sociali che possono indurre risposte violente. Se è tutto dovuto a un gene, beh, c’è ben poco da fare. Non c’è responsabilità, non c’è colpa. O comunque, ci sono delle belle attenuanti. E non è improbabile che qualcuno pensi a curare l’aggressività con un farmaco, definendo una nuova sindrome e fornendo a qualche azienda lo spunto per aprire un nuovo mercato.

Ecco, c’è però anche un’altra conseguenza, di tutt’altro segno, che ci rende più simpatica questa ricerca. Questi risultati infatti suggeriscono una base scientifica a sostegno dell’idea di una maggiore partecipazione femminile a tutti i livelli della vita pubblica, politica, economica e sociale. La gestione maschile nelle situazioni di stress infatti risulta tutto sommato fragile. A fronte dell'esistenza di una componente fight-or-flight, quindi, è necessario avere una uguale e sostanziale presenza di tend-and-befriend, per favorire il benessere collettivo, gestire le crisi e sostanzialmente favorire lo sviluppo di una comunità. Peccato che raggiungere questi obiettivi di equità e pari contributo dei generi sia assai più complicato che attivare e disattivare qualche gene qui e lì. (elisabetta tola)

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