Èvviva
8 Marzo Mar 2012 1424 08 marzo 2012

La danza Maori delle mamme napoletane

A fare la mamma a Napoli non ci si annoia mai, le giornate sono piene di impegni fin dal primo mattino. Prendiamo il tragitto da casa all’asilo dei bambini, soltanto pochi metri, ma pieni di cose e di attenzioni. Esco dal parco in cui abito, nella zona residenziale del Vomero e, se piove, devo puntare bene i piedi a terra perché, altrimenti, rischio di scivolare sulle piastrelle che qualcuno ha deciso di usare come pavimentazione e che, d’inverno, fanno quasi perdere l’uso delle gambe agli anziani di passaggio. Se sono abbastanza fortunata, non si alza polvere dall’adiacente cantiere per la costruzione del parcheggio sotterraneo, in piedi da tre anni e che doveva essere consegnato da due, ma chissenefrega, noi abitanti del quartiere continuiamo ad aspettare pazientemente.

Attraverso la strada e inizia la parte più avvincente. Non posso guardare davanti a me, né il cielo sopra di me, gli occhi devono essere piantati costantemente a terra. L’altra mattina, per esempio, ho tirato via mio figlio da una buca in cui stava per sprofondare fino al polpaccio, roba che qui è ordinaria amministrazione e che a volte è segnalata da un sacchetto della spazzatura o da un cartone a chiudere la toppa: che ingegno i napoletani, che popolo fantasioso.

Passo accanto al mercatino rionale e devo scansare frutta marcia, rimasugli di verdure e cumuli di spazzatura al margine del marciapiede. Se mio figlio si mette a calciare carte sporche e banane avariate lo sgrido perché, santiddio, proprio non si fa. Poi inizia la salita, la strada che porta nella zona pedonale: “guardate a terra, bambini miei, scansate le cacche dei cani, per piacere”. I bambini, qui a Napoli, non smettono mai di imparare: sono impegnatissimi.

Arrivata all’angolo, attraverso di nuovo. Siamo all’ingresso della zona pedonale, appunto: di fronte c’è la scuola. Eppure già dal primo mattino, il varco è occupato dai motorini in sosta abusiva e devo fare attenzione ad attraversare per il continuo afflusso di macchine e camioncini per lo scarico delle merci. L’orario massimo per rifornire i negozi è le otto del mattino: sono le nove, ma i camioncini entrano ancora, qualcuno magari avrà fatto tardi e sta arrivando solo adesso a scaricare. Cose che capitano, no?

Ecco il cancello della scuola. Dentro, un giardinetto in cui, d’estate, dovrebbero giocare i bambini. Cresce rigogliosa l’erba, che avvolge gli scivoli ed i giochini all’aperto. I giardinieri comunali sono disponibili solo il sabato, ma il sabato la scuola è chiusa e allora niente pulizia. Siamo a marzo, fa niente, arriverà l’estate e sarà tutto perfetto. Per accedere alla scuola c’è una scalinata da fare. Io, per fortuna, ho tutti e due i bambini che ormai camminano da soli, ma c’è qualche mamma che accompagna i figli con al seguito un passeggino con dentro un neonato che dorme. E allora le vedi che, con tutte le condizioni atmosferiche, tirano su i fagotti caldi caldi e se li tengono in braccio, mentre accompagnano i primogeniti a scuola. Non c’è un varco privo di scale, a noi piacciono le cose complicate.

Arrivata alla porta di ingresso a scuola ho una cosa importantissima da fare, guardare la bacheca esterna: potrebbe segnalarmi che domani la scuola resta chiusa per assemblea sindacale e allora avrei da risolvere il problema bambini da affidare a qualcuno senza preavviso in poche ore. Entro e tutto mi sembra perfetto: anche oggi sono arrivata a destinazione, la vita mi sorride, ce l’ho fatta. Anche oggi i miei bambini hanno un posto dove imparare qualcosa e giocare mentre io cerco di arrabattarmi al lavoro. Noi mamme napoletane siamo meglio dei Maori, a volte, balliamo la Haka che è una bellezza.

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