CREATIVINDUSTRIE
9 Marzo Mar 2012 2319 09 marzo 2012

“Generazione Makers”: la prossima rivoluzione industriale devono farla gli “smanettoni”

Ieri, 9 marzo, a Roma, l’evento Generazione Makers: la nuova rivoluzione industriale, riunione italiana del movimento dei Makers.

I Makers sono creativi, smanettoni, tecnoentusiasti, inventori, artigiani del nuovo millennio e iperconnessi, e per lo più fanno. Oggetti, progetti, start-up, comunità, ed ora anche economia. E senz'altro cultura.

Quella che nei dipartimenti di economia delle università viene teorizzata come Open Innovation, è pratica quotidiana dei Makers. Il fare rete il loro istinto primario.

Il loro guru di riferimento è Chris Anderson, direttore di Wired USA, autore di La coda lunga e altri citatissimi saggi.

Si sentono paladini di una nuova rivoluzione industriale. Perché dopo la rivoluzione dei consumi, dell'informazione e dell'intrattenimento su Internet, la prossima riguarderà la produzione e distribuzione di oggetti e manufatti. Nel mondo fisico.

La stampante 3D domestica e a basso costo è il loro grimaldello per entrare in un nuovo (possibile) paradigma produttivo e distributivo. Più economico. In cui piccoli oggetti, come bicchieri, giocattoli, pezzi di ricambio per biciclette o piccoli pezzi per auto, potrebbero essere stampati in casa, in un negozio o in ufficio.

Al momento si può stampare con certi materiali (plastiche, resine e metallo) e con precisione vicina alla perfezione. Da prodotto di nicchia per smanettoni e accademici, la stampante 3D non impiegherà molto ad entrare in catene produttive più complesse, tagliandone costi e sprechi.

I vantaggi per il mondo del design, per esempio, sono facilmente immaginabili. Con ricadute nell'immediato per i processi di prototipazione. In futuro la rivoluzione potrebbe andare più in là: dalla produzione di massa, alla costumizzazione di massa. Ognuno che stampa a casa propria le scarpe fashion o il modello di occhiali da sole preferito.

Con bassi costi di produzione, l'innovazione è facilitata: gli oggetti possono essere testati in piccole nicchie prima di passare alla produzione su larga scala. Favorendo così l'inventiva di start-up, creativi, artigiani.

Nella cultura dei Makers, tutto ciò è open-source, e molti sono i progetti collaborativi di software e hardware per fare strada alla nuova rivoluzione industriale. Rivoluzione che avrebbe effetti anche sul lavoro, certo, le normative sulla proprietà intellettuale e forse anche sulle pratiche di outsourcing, dal momento che il low cost sarà in casa.

Ci saranno vinti e vincitori, come in ogni rivoluzione, ma ormai i limiti dell'industria e dell'immaginazione sono destinati ad espandersi. Così la pensano i Makers.

Sì, c'è anche tanto ingenuo entusiasmo, nerdismo, tecnodeterminismo e tecnocentrismo ideologico californiano di riflusso nel movimento dei Makers. Ma ancora di più, molte preziose competenze.

Una generazione di giovani italiani istruiti e fattivi, che non si ferma alla dimensione del familiare, si informa e si forma, che viaggia, che stringe relazioni proficue a livello internazionale, senza provincialismi e autocommiserazioni. E con tante idee e buone pratiche.

Nella crisi economica e del lavoro, e della stagflazione culturale qualcosa a cui guardare. Qualcosa che potrebbe fornire nuove prospettive al modello italiano delle microimprese e dei distretti.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook