La fanfara frenetica
9 Marzo Mar 2012 0830 09 marzo 2012

Un Jazzista senza Manager? Non va da nessuna parte! John Hammond

Cosa manca nel Jazz di oggi?

Cosa fa la differenza nella carriera di un musicista?

Perché oggi è così difficile affermarsi?

La risposta c'é ed è abbastanza semplice:

Alcune figure chiave , come il Manager e il Produttore musicale
molto presenti nel passato, sono venute a mancare quasi del tutto.

Ovvio che ve ne siano alcuni, peraltro molto attivi, ma sono troppo pochi rispetto al numero
di straripanti talenti che hanno invaso le scene ultimamente.

Alcuni artisti, che hanno un manager che li segue passo passo, in ogni aspetto della loro vita,
hanno i risultati che desiderano..
gli altri, spesso , rimangono a guardare...

Anche perché noi musicisti spesso,
non siamo capaci di occuparci di tutti gli aspetti della nostra complicata professione.

Analizziamo uno dei grandi manager
che hanno fatto materialmente la fortuna di alcuni nostri beniamini:

John Hammond..

Da lui c'é da prendere esempio visto che ha influenzato potentemente tutta la storia della musica Americana,
non solo nel jazz ma anche nella musica popolare.




A typical day in NY”... nei primi anni 40
fra Orchestre Swing e Ballrooms...

Analizziamo l'ambiente in cui il giovane John Hammond si trovò ad operare:

Se apriamo un giornale newyorchese, in un giorno qualsiasi a cavallo fra gli anni 30 e i 40,
troveremmo il GOTHA del Jazz classico e moderno, in azione contemporaneamente,
nei principali locali della città .

Solo nella 52° strada, nei primi anni 40, si potevano trovare in azione e, simultaneamente,
Maestri della vecchia e della nuova generazione .



Menu originale del Cotton Club (courtesy Galeffi's collection)

Le attività musicali si dipanavano attraverso tre principali zone di Manhattan:

Downtown, con il quartiere di Greenwich Village ,soprattutto dalla metà degli anni 40,
è il regno degli eccentrici , colmo di locali e localini dediti a qualsiasi forma di happenning teatrale, musicale, coreutico, poetico e musicale.

Midtown, fra Avenue of the Americas e Broadway, colmo di grandi alberghi,
sale da concerto, teatri e locali eleganti e genericamente di buon livello,



Uptown, con la Harlem dei “sogni proibiti” dell’americano medio,
collocata fra Lenox e la Settima strada , regno indiscusso dei grandi Club “Mitici”,
il Cotton Club, lo Small’s Paradise e il Connie’s Inn e dell’Apollo Theatre
che, attraverso la settimanale serata del debuttante,
è stata una delle “rampe di lancio” delle star del jazz dell’epoca come Ella Fitzgerald
che fu lì scoperta da Chick Webb e Benny Carter.

Il Savoy Ballroom, la “ Casa dei piedi allegri”, fu un altro locale importante che prendeva due isolati e poteva contenere 1500 persone e due Big Band che si alternavano.
Ora nessuno di questi locali storici , seminali per la Storia del Jazz, esiste più a parte l’Apollo.

Si comincia nella metà degli anni 30 a creare quell’immaginario
legato al Jazz che ispirerà tanti film Gialli e Noir dell’epoca..in queste notti si dipaneranno nell’immaginario collettivo le avventure
di tanti Detective alla Spillane e di tante Femmes Fatali..

C’era del vero comunque..l’ambiente era genericamente malsano e come al solito,
principalmente in mano alla Malavita...

I locali venivano continuamente controllati dalla Polizia e ripuliti dai “personaggi”
che attraevano numerosi:..ladri, truffatori, spacciatori, protettori, scommettitori, killer..

Venivano aperti e richiusi e poi riaperti, fra i flash dei paparazzi dell’epoca che,
con lo scandalo, fomentavano l’interesse morboso del pubblico.

Gli Attori poi , pur sapendo che erano di proprietà di alcuni famosi gangster,
ne sancivano il successo, con la loro presenza.

Uno dei casi più estremi fu il co-proprietario del Cotton Club, Owen Madden,
che fu arrestato ben 44 volte ma che, nonostante questo,
mantenne egualmente il controllo su parecchi importanti Clubs .




Quando con un abile mossa, i proprietari di un locale concorrente,
gli strapparono Cab Calloway, uno dei suoi artisti di punta,
il locale rivale venne devastato e ci scappò pure il morto...



In questi luoghi, gestiti da stinchi di santo di questa caratura,
vigevano regole severissime
riguardo al comportamento e alla segregazione fra Neri e Bianchi.



I primi non si potevano mischiare coi secondi e, appena terminata la performance,
dovevano tornare dietro le quinte e restarci, senza anche soltanto lontanamente
pensare di poter parlare o di potersi intrattenere, anche solo per alcuni istanti, con i bianchi.

Anche il rapporto amichevole fra artisti come l’attrice bianca Tallulah Bankhead e Billie Holiday,
nonostante che la prima fosse realmente, una stella di prima grandezza, era visto con sdegno e disprezzo dall’opinione pubblica e poteva essere vissuto solo in forma privata.

Tallulah Bankhead

Questo accadeva anche nelle sale di registrazione di NY dove,
a parte le sessioni prodotte nel 1933
dal produttore e talent scout John Hammond per il mercato inglese dell’etichetta Columbia,
che rese possibile la creazione di gruppi misti, l’apartheid era presente.

Non dimentichiamo che anche il linciaggio, era ancora pratica comune..
Filippo Bianchi su Musica Jazz,
presenta questo interessantissimo spaccato di una situazione del tutto allucinante:
Nell’interessante libriccino che ha dedicato a Strange Fruit –
la canzone di Lewis Allan resa celeberrima da Billie Holiday –
David Margolick nota giustamente che, “mentre il linciaggio
era una tema ricorrente nella letteratura, nel teatro e nell’arte neri d’America,
non altrettanto evidente appare nella musica”. Salvo un’allusione in Supper Time,
canzone di Irving Berlin cantata da Ethel Waters,
il capolavoro di Billie Holiday non sembra avere né precedenti né seguito.
La cosa può sorprendere soprattutto se si ricorda
che negli anni Trenta la pratica del linciaggio tendeva a diminuire,
ma era di certo ben lontana dall’abolizione.

Billie Holiday è la prima voce nera che si alza rabbiosa contro la segregazione
ed è la prima a subirne le aspre conseguenze.

Strange Fruit è la prima vera canzone politica del songbook africano americano
che aprirà la strada negli anni 60, alle song cantate, anzi, declamate da Abbey Lincoln,
moglie di Max Roach, che denunciava aspramente la disgraziata condizione del popolo Nero.

In seguito alla Grande Depressione, per parecchio tempo non fu registrato
alcun disco visto che nessuno aveva denaro da spendere per amenità del genere.

Hammond fu l’unico a produrre una serie di incisioni dei suoi beniamini,
da Goodman alla primissima incisione di Billie Holiday, una sua protetta,
al violinista Joe Venuti, a Fletcher Henderson e al sassofonista Benny Carter.

Hammond ha avuto un ruolo chiave nel delineare percorsi importanti della Storia del Jazz,
come produrre l’ultimo disco di Bessie Smith, scoprire Count Basie, Charlie Christian,
Lionel Hampton e Benny Goodman e suggerire a quest’ultimo di impiegare Fletcher Henderson
come arrangiatore, e in tempi più recenti lanciare Bob Dylan, Bruce Springsteen,
George Benson, Aretha Franklin e Stevie Ray Vaughan.

Fu quindi Benny Goodman che, su forte insistenza e reiterata pressione di Hammond,
realizzò il primo gruppo misto, aggiungendo a Gene Krupa, batterista bianco,
i Neri Teddy Wilson al piano e Lionel Hampton al vibrafono.



Questo gruppo misto, sempre seguendo una strategia di comunicazione geniale
creata da Hammond,
ebbe nel 1938 la benedizione dei benpensanti e della borghesia,
quando approdò alla Carnegie Hall, Tempio di quella che all’epoca
era ritenuta la “Musica Alta”.

Hampton, Wilson, Goodman, Krupa

L’ingresso nel “Sancta Sanctorum” della “Grande Musica”, per il grande pubblico,
sancì un riconoscimento ufficiale al Jazz, come musica riscattata dalla sua origine “bassa”
e fu il primo passo verso il riconoscimento dello stesso,
come musica di significativa qualità artistica .

Hammond ebbe anche il merito di essere uno dei primissimi insieme ad Alan Lomax,
a intuire nella musica Africano-americana, la vera identità degli Stati Uniti.


Hammond , attraverso una serie di concerti da lui denominata “From Spiritual to Swing”,
permise l’ingresso di una musica dai più considerata degenerata, dalla porta principale
della Cultura e dell’ambiente Accademico, quella Carnegie Hall agognata da chi come Benny Goodman,
desiderava un “upgrade”sociale ed artistico significativo.

Lo Spiritual, il Blues e il Boogie Woogie furono collocati storicamente e il Jazz,
collocato per ultimo in ordine di tempo, venne messo per rappresentare
il futuro della Vera Musica Americana.

E mai come in quel momento c’era bisogno di questo.

Lo scopo della serie “From Spiritual to Swing”, come annota Edoardo Fassio nel suo libro “Blues”,
...era quello di proporre la musica nera nella sua corretta continuità storica.
Hammond mirava in alto, in una missione che mischiava sincero entusiasmo,
integrità culturale e acuto senso degli affari.




Fatto sta che i sold out che nelle varie edizioni furono accumulati durante questa serie,
fecero molto bene al Jazz e alla Swing Era.

John Hammond è stato sicuramente un ottimo uomo d'affari
ma ha sinceramente sostenuto i suoi Artisti e li ha aiutati a superare
le difficilissime prove di resistenza emotiva che la segregazione,
all'epoca ancora pienamente attiva ovunque, e non solo nei locali di intrattenimento ,
faceva patire a tanti straordinari talenti americani, che hanno letteralmente cambiato
il corso delle Arti nel Novecento.

Oggi, bisogna tener conto di queste figure e comprenderne il ruolo assolutamente primario,
nella formazione della carriera degli Artisti stessi.

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